Garante per la protezione
    dei dati personali

Newsletter

IL DECRETO CLINTON SUL DIVIETO DI DISCRIMINAZIONE IN BASE ALLE INFORMAZIONI GENETICHE

Gli enti federali statunitensi non possono discriminare i propri dipendenti o i soggetti che si candidano a un impiego pubblico sulla base di dati personali di carattere genetico. Il divieto è contenuto in un decreto firmato l'8 febbraio scorso dal presidente Bill Clinton e mira a garantire l'applicazione di una severa politica di pari opportunità nei rapporti di lavoro che vedono coinvolta l'amministrazione federale Usa. Il provvedimento riguarda il trattamento delle informazioni relative ai test genetici (Dna, Rna, cromosomi, proteine o metaboliti), alla comparsa di una patologia, al quadro clinico o a un disturbo dell'interessato o dei suoi familiari e in particolare i dati acquisiti attraverso il monitoraggio effettuato sui dipendenti al fine di accertare eventuali modificazioni insorte a seguito dell'esposizione a sostanze tossiche e i dati raccolti per scopi diagnostici, terapeutici o di ricerca.

Il decreto presidenziale stabilisce una serie di principi non discriminatori in base ai quali è fatto divieto ai dipartimenti e alle agenzie federali di licenziare un dipendente o di evitare o rifiutare di assumere un candidato a causa di informazioni genetiche protette che lo riguardino. Il divieto si estende anche a comportamenti suscettibili di determinare disparità di trattamento in relazione alla posizione lavorativa o retributiva del dipendente o alle sue opportunità di impiego. I dipartimenti e le agenzie federali non possono, inoltre, chiedere, raccogliere, acquisire e neppure rivelare le informazioni genetiche protette in loro possesso a meno che queste siano necessarie per lo svolgimento di ricerche in materia di lavoro e sanità (comunque sottoposte ad un particolare regime di garanzia), la loro esibizione sia prevista da una legge federale o richiesta in base a un provvedimento emanato dall'autorità giudiziaria. Il dipartimento o l'agenzia federale sono, inoltre, tenuti a conservare le informazioni genetiche protette alla stregua dei dati sanitari riservati e a tenerle in fascicoli separati da quelli contenenti le informazioni di carattere generale dei dipendenti.

Le amministrazioni interessate dal decreto possono, invece, chiedere informazioni genetiche protette se tali dati sono necessari a stabilire la necessità di ulteriori accertamenti medici volti a diagnosticare una patologia o un quadro clinico suscettibili di impedire lo svolgimento di mansioni fondamentali per l'esecuzione della prestazione lavorativa occupata o ambita.

Il decreto consente, infine, di attivare il monitoraggio genetico degli effetti biologici delle sostanze tossiche sul luogo di lavoro in presenza del consenso espresso per iscritto dal dipendente e a condizione che quest'ultimo sia messo a conoscenza dei risultati e di tutte le informazioni genetiche protette eventualmente acquisite nel corso dell'indagine. Il datore di lavoro riceve, inoltre, dalle autorità sanitarie che effettuano i rilievi i risultati del monitoraggio soltanto in forma aggregata in modo tale da non rivelare l'identità di singoli dipendenti.