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SCHENGEN. PER I GARANTI EUROPEI OCCORRE ALZARE IL LIVELLO DELLE GARANZIE NEI CONFRONTI DELLE BANCHE DATI

Il 27 e 28 maggio scorsi si è svolta a Firenze la sessione annuale dell'Autorità di Controllo Comune di Schengen (ACC) che raggruppa i rappresentanti dei Garanti per la protezione dei dati dei Paesi europei che fanno parte dell'Accordo di Schengen. La sessione annuale, nel corso della quale è stato presentato il rapporto sull'attività dell'ACC nell'ultimo anno, ha affrontato i temi riguardanti i diversi campi di cooperazione (giudiziaria, investigativa e doganale) e il complesso rapporto tra lo sviluppo degli strumenti informativi a disposizione delle forze di polizia e delle autorità giudiziarie con le garanzie a tutela della privacy dei cittadini europei e di quelli stranieri.

L'Accordo e la Convenzione di applicazione di Schengen, cui l'Italia ha aderito con la legge di ratifica n.388 del 1993, dandovi piena attuazione a partire dal 1 aprile 1998, hanno previsto, infatti, diversi scambi di dati tra autorità giudiziaria e di polizia e la creazione del Sistema d'Informazione di Schengen (SIS), un archivio che centralizza tutte le informazioni riguardanti le persone ricercate o poste sotto sorveglianza e quelle relative ai veicoli e agli oggetti ricercati. Il sistema si compone di sezioni nazionali e di un supporto tecnico, che ne assicura l'uniformità, situato a Strasburgo.

Il controllo dell'archivio della sezione italiana del Sistema d'Informazione Schengen, allo scopo di verificare che l'elaborazione e l'utilizzazione dei dati inseriti rispetti i diritti delle persone interessate, viene svolto per l'Italia dal Garante per la protezione dei dati personali individuata dalla ricordata legge 388/1993 quale autorità nazionale di controllo. In questa veste il Garante è chiamato a far parte dell'Autorità Comune di Controllo attraverso due suoi rappresentanti.

Il Rapporto annuale presentato a Firenze, il terzo dalla costituzione dell'ACC, ha affrontato le problematiche relative ai livelli di garanzia dei cittadini e degli stranieri rispetto alle segnalazioni che li riguardano, l'integrazione nell'Unione Europea dell'Accordo di Schengen, le prospettive future della cooperazione e della stessa Autorità Comune.

Sono stati presentati i primi risultati della campagna europea di informazione sui diritti dei cittadini nei confronti dell'archivio comune europeo lanciata di recente, nell'ambito della quale il Garante ha predisposto manifesti e depliants informativi da distribuire a cittadini stranieri presso gli aeroporti, zone di frontiera, uffici consolari, ecc.

Il Garante ha presentato, inoltre, il progetto elaborato nel quadro del "Programma Falcone". Il progetto, appena approvato dalle autorità comunitarie, coinvolgerà tutti i 15 Paesi dell'UE in uno studio sui diversi aspetti che riguardano i rapporti tra investigazioni di polizia, attività giudiziaria e privacy.

I lavori della sessione annuale sono stati aperti dal Presidente dell'ACC, Joao Labescat da Silva, membro dell'Autorità portoghese, che ha sottolineato la necessità di alzare il livello delle garanzie e assicurare all'ACC risorse e strutture adeguate per poter svolgere appieno il proprio ruolo di controllo e coordinamento. Sono seguiti gli interventi del Presidente del Comitato parlamentare italiano di controllo sull'attuazione ed il funzionamento della Convenzione di applicazione dell'accordo di Schengen, Fabio Evangelisti, e del Presidente dell'Autorità Garante per la protezione dei dati personali, Stefano Rodotà.

Rodotà ha richiamato l'attenzione sulla pluralità delle banche dati create a livello europeo per le quali c'è bisogno di una razionalizzazione e di omogeneità nei criteri di accesso e di trasparenza per assicurare il diritto alla privacy. L'Italia, in questo senso, si è fatta portatrice di una proposta di armonizzazione dei sistemi di raccolta e elaborazione dei dati costituiti a seguito di diverse Convenzioni. "Per effetto dell'integrazione europea - ha ricordato Rodotà - cresce in maniera molto consistente la quantità di dati raccolti e trattati da autorità diverse. Per il solo sistema Schengen sono stati raccolti oltre sei milioni e mezzo di dati personali, ai quali si devono aggiungere quelli dell'Europol, Eurodac, del sistema di informazione doganale e del costituendo archivio delle impronte digitali". "Il corretto uso di questi dati e i controlli adeguati per assicurarne la trasparenza - ha proseguito - possono essere garantiti solo da un'autorità indipendente che abbia poteri effettivi e l'ACC lamenta una sorta di piccolo boicottaggio burocratico da parte dell'Unione europea".

All'incontro, oltre al vice presidente del Garante, Giuseppe Santaniello, ai componenti Ugo De Siervo e Claudio Manganelli, al segretario generale, Giovanni Buttarelli, membro designato per l'Italia nell'ACC, hanno partecipato anche i rappresentanti dei dieci Stati membri dello spazio Schengen (Belgio, Paesi Bassi, Spagna, Germania, Francia, Portogallo, Lussemburgo, Austria, Italia, Grecia) più i rappresentanti di Paesi nordici che seguono i lavori dell'ACC con uno status particolare (Islanda, Norvegia, Svezia, Finlandia e Danimarca).