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LA LEGGE SULLA PRIVACY TUTELA ANCHE L'IDENTITA' PERSONALE

La legge n. 675 del 1996 tutela la dignità delle persone anche sotto il profilo della loro identità.

Un caso significativo è stato sottoposto al Garante: una persona ha chiesto ad un quotidiano di rettificare i suoi dati personali allo scopo di evitare la confusione venutasi a determinare tra lei ed un'altra persona.

Il quotidiano, infatti, aveva più volte attribuito, in alcuni articoli, il cognome dell'interessata ad un'altra donna, in precedenza sposata con il suo coniuge, ma il cui matrimonio era stato poi annullato. Gli articoli attribuivano all'interessata atti, iniziative e fotografie relative all'altra persona.

Non avendo avuto soddisfazione, l'interessata ha presentato, ai sensi dell'art.29 della legge n. 675/1996, ricorso al Garante chiedendo che venissero tutelati i suoi diritti.

Il Garante ha innanzitutto, come previsto dalle norme sui ricorsi, invitato il quotidiano ad aderire spontaneamente alle richieste dell'interessata.

Non avendo ottenuto alcun riscontro, l'Autorità ha ritenuto il comportamento del quotidiano lesivo del diritto all'identità personale, tutelato dall'art.1 della legge n. 675/1996. Ha accolto, pertanto, il ricorso e ha disposto che il quotidiano rettifichi i dati personali che riguardano l'interessata, registrati nei propri archivi o comunque utilizzati dall'editore e del quotidiano. L'Autorità ha inoltre invitato editore e quotidiano ad attestare alla ricorrente che la rettifica è stata portata a conoscenza dei lettori, attraverso la pubblicazione sul medesimo quotidiano di un apposito comunicato nel quale si informi che le notizie pubblicate, riferite per errore alla ricorrente, riguardavano un'altra persona.

Il provvedimento del Garante, ha determinato anche l'ammontare forfettario delle spese relative al ricorso da porre a carico (così come previsto dal D.P.R. 501 del 1998 che disciplina il procedimento dei ricorsi) dell'editore e del quotidiano, in quanto parte soccombente.