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DIRIGENTI REGIONALI SICILIANI: NESSUN OSTACOLO PER I DATI GIUDIZIARI ALL'ANTIMAFIA

La legge sulla privacy non pone alcun ostacolo alla comunicazione, alla Commissione parlamentare d'inchiesta e vigilanza sul fenomeno della mafia in Sicilia, dei dati riguardanti i procedimenti giudiziari a carico di dirigenti regionali per reati contro l'Amministrazione o che comportano sanzioni accessorie quali l'interdizione dai pubblici uffici.

Lo ha precisato il Garante in risposta ad un quesito formulato dalla Regione Sicilia ed in relazione a notizie apparse recentemente su alcuni organi di stampa regionali.

L'art. 27, comma 2, della legge n. 675/1996, considera lecito lo scambio di dati tra soggetti pubblici in presenza di una norma di legge o di regolamento che lo preveda. Questa norma è contenuta nella legge regionale 14 gennaio 1991 n. 4, la quale, all'art. 6, demanda alla Commissione compiti precisi e crea nei confronti degli organi dell'Amministrazione regionale e degli enti locali siciliani, o sottoposti alla vigilanza della Regione, l'obbligo di collaborare con la Commissione e di ottemperare alle sue richieste. Inoltre, pone l'obbligo per gli amministratori pubblici e per gli enti suddetti di "ottemperare alle richieste della Commissione e di fornire alla medesima ogni necessaria collaborazione ai fini dell'espletamento dei compiti a questa attribuiti".

In questo quadro rientrano certamente anche la richiesta e la comunicazione dei dati in questione che non richiedono, allo stato attuale, un'autorizzazione del Garante.

Si ricorda, peraltro, che per alcuni dei dati giudiziari ai quali si è fatto riferimento, in attuazione del combinato disposto degli artt. 24 e 41, comma 5, della legge 675/1996, saranno previste entro l'8 maggio 1999 alcune garanzie aggiuntive per ciò che riguarda il loro trattamento.