Parere del Comitato economico e sociale in merito alla "Proposta di decisione del Parlamento europeo e del Consiglio che modifica la decisione n. 276/1999/CE che adotta un piano pluriennale d’azione comunitario per promuovere l’uso sicuro di Internet attraverso la lotta alle informazioni di contenuto illegale e nocivo diffuse attraverso le reti globali"

(COM(2002) 152 def. – 2002/0071 (COD)) (2003/C 61/06)

(Pubblicato sulla GUCE n. C 61/34 IT 14.3.2003)

 

Il Consiglio, in data 12 aprile 2002, ha deciso, conformemente al disposto dell’articolo 153 del trattato che istituisce la Comunità europea, di consultare il Comitato economico e sociale in merito alla proposta di cui sopra.

La sezione Trasporti, energia, infrastrutture, società dell’informazione, incaricata di preparare i lavori in materia, ha formulato il parere sulla base del rapporto introduttivo della relatrice Davison in data 2 settembre 2002.

Il Comitato economico e sociale ha adottato il 18 settembre 2002, nel corso della 393a sessione plenaria, con 132 voti favorevoli e 4 astensioni il seguente parere.

1. Introduzione

1.1. Il Comitato economico e sociale europeo attribuisce una particolare importanza alla politica per la gioventù (1), della procedura consultiva proposta, la procedura di protezione di cui all’articolo 6 della decisione n. 468/1999/CE.

1.2. Il Comitato ha elaborato una serie di pareri che sottolineano la necessità di difendere i minori, in special modo per quanto riguarda Internet. Esso ha così contribuito a preparare il Piano d’azione comunitario per promuovere l’uso sicuro di Internet (PAI), il quale riflette infatti molte delle sue proposte. Il primo dei pareri in questione è stato elaborato nel 1997 dalla relatrice Jocelyn Barrow (2), mentre il più recente "Programma di protezione dei minori su Internet" è stato portato a termine nel novembre 2001(3). Quest’ultimo è risultato uno dei pareri del CESE con maggiore visibilità, essendo stato diffuso a circa 20 milioni di consumatori attraverso i mezzi di comunicazione nazionali e regionali, e questo indica che la preoccupazione del Comitato sulla necessità di proteggere i minori su Internet ha trovato vasta eco presso gran parte dell’opinione pubblica.

1.3. Nel parere il Comitato formulava alcuni suggerimenti volti a rafforzare il PAI, suggerimenti che la Commissione ha in parte ripreso, ad esempio per quanto riguarda la creazione di un forum dell’Unione europea per l’uso sicuro di Internet e la necessità di affrontare il problema dei contenuti che incitano all’odio o al razzismo. Il Comitato raccomandava inoltre, ribadendo il messaggio già inviato nel parere sul Libro verde sulla protezione dei consumatori, di definire una struttura giuridica di sostegno al PAI per garantire che tutti gli interessati rispettassero gli eccellenti codici di condotta e gli altri programmi elaborati nel quadro di tale piano, i quali al momento hanno solo carattere volontario e mancano talvolta di sostegno sufficiente da parte dei cittadini.

2. L’entità del problema

2.1. Alla fine del 2001 il 38 % circa delle famiglie dell’Unione europea disponeva di un accesso a Internet. La maggior parte degli istituti scolastici si sta progressivamente dotando di un collegamento alla rete: i minori imparano a usare le tecnologie informatiche a scuola e spesso hanno maggiore dimestichezza con il nuovo mezzo di quanta non ne abbiano i loro genitori. Quando usano Internet a casa, lo fanno generalmente senza alcuna sorveglianza e i pedofili hanno scoperto purtroppo che l’anonimato garantito dalla rete fornisce loro l’opportunità di entrare in contatto con i minori, contatto che si traduce talvolta anche in episodi di violenza su di essi. Un nuovo sondaggio effettuato in Grecia ha rivelato che, a conferma del fatto che i genitori si intendono di Internet meno dei propri figli, la metà dei minori che naviga in rete segnala che i genitori non fanno mai uso di Internet. Pressoché la stessa percentuale riconosce peraltro di non sapere come fare per proteggersi on-line(4).

2.2. Da un recente sondaggio statunitense condotto su ragazze scout (5) è risultato che il 30 % è stato molestato in una chat room. Soltanto il 7 % però ne ha parlato alla madre o al padre, temendo che questi ultimi vietassero loro di utilizzare la rete in futuro. Anche all’Asamblea de Madrid (Consiglio della regione di Madrid) è stata segnalata un’analoga percentuale del % di approcci indesiderati (6). In Irlanda un minore su cinque, di età compresa tra i 10 e i 14 anni, riferisce di aver ricevuto on-line richieste in merito a dati personali, come ad esempio il numero di telefono, e la percentuale è ancora maggiore per gli intervistati di sesso femminile in questa fascia d’età (7). Non si deve poi dimenticare che i telefoni cellulari di terza generazione consentiranno un accesso ancora più agevole ai minori.

2.3. Internet ha inoltre reso possibile lo scambio di materiale pornografico pedofilo: le stime parlano di un milione di immagini di questo tipo (8) e la polizia registra migliaia di casi di minori vittime di abusi, ritratti in fotografie e in filmati da mostrare in rete. Anche i contenuti dannosi sono facilmente accessibili in linea. Si calcola che circa il 30 % dei collegamenti su Internet riguardi siti pornografici. La maggior parte delle ragazze scout intervistate ha segnalato di avere spesso ricevuto posta indesiderata a sfondo pornografico o di essere capitata fortuitamente su un sito a carattere osceno, pur avendo sistematicamente tentato di evitare i siti pornografici. Secondo il sondaggio irlandese, otto genitori su dieci dichiarano di condividere in modo più o meno deciso l’affermazione: "Sono preoccupato che i miei figli accedano on-line a informazioni dal contenuto dannoso, come materiale sessualmente esplicito o violento".

2.4. Perfino in Germania, dove esiste un’autorità di controllo per la sicurezza interna e una delle più severe normative al mondo in materia di razzismo, nel 2002 secondo la stessa autorità di controllo, il numero dei siti di estrema destra è balzato a 330, una cifra dieci volte superiore a quella di quattro anni fa. L’Osservatorio europeo sul razzismo e la xenofobia ha registrato un solo sito razzista nel 1995, 600 nel 1997, 1.430 nel gennaio 1999 e 2.100 nel luglio dello stesso anno.

Siti di questo tipo possono essere visitati anche 20 000 o 30 000 volte al giorno (9). È provato che il numero di siti a sfondo razzista ha subito un aumento dall’11 settembre 2001, le pagine web in cui vengono suffragati gli attentati suicidi hanno raggiunto il centinaio(9).

2.5. Nella maggior parte dei paesi d’Europa è stato rilevato un aumento dei siti riservati al gioco d’azzardo e del numero delle visite a tali siti (10). I giocatori on-line tipo sono di giovane età, non sposati e con bassi livelli di reddito e d’istruzione. Una percentuale molto più elevata di giocatori on-line (74 %) rispetto ai giocatori tradizionali è afflitta da problemi o patologie di vario genere (11).

2.6. In molti dei siti dedicati ai giochi on-line per i minori la US Federal Trade Commission (Commissione federale statunitense per il commercio) ha rilevato la presenza di messaggi pubblicitari per siti di gioco d’azzardo riservati agli adulti. La stessa commissione ha visitato più di un centinaio fra i più noti siti di gioco d’azzardo, constatando la facilità con cui i minori possono accedervi, vista la pressoché totale assenza di meccanismi di filtraggio efficaci. Sempre secondo lo studio, in numerosi siti di questo tipo le avvertenze che segnalano il divieto per i minori di praticare il gioco d’azzardo sono inadeguate o difficili da reperire, mentre sono del tutto assenti nel 20 % dei casi.

2.7. I minori possono facilmente accedere a siti che contengono filmati e videogiochi violenti o che istigano all’odio e al razzismo. Secondo un recente sondaggio, il 40 % circa dei minori britannici e austriaci fra gli 11 e i 14 anni segnala di esser capitato su siti "cattivi", mentre due bambini su cinque nel Regno Unito e tre su dieci in Austria dicono di aver trovato siti violenti (12). In base a una ricerca statunitense molto approfondita, la violenza nei mezzi di comunicazione rende i minori più paurosi, più aggressivi emeno sensibili.

2.8. La presenza di materiale dal contenuto nocivo costituisce un deterrente per le famiglie a navigare in rete e d’altronde tra i genitori intervistati in Irlanda uno su cinque afferma che questo è il motivo principale per cui non dispone di un collegamento Internet a casa. Vi è dunque anche un interesse commerciale nel proteggere più adeguatamente la dignità umana. Il Piano d’azione per promuovere l’uso sicuro di Internet rientra nella strategia di risposta a tali sfide, insieme alla convenzione del Consiglio d’Europa sulla criminalità telematica (13).

3. Sintesi delle proposte della Commissione

3.1. L’attuale Piano d’azione per l’uso sicuro di Internet, che si concluderà il 31 dicembre 2002, prevede quattro linee d’intervento:

Creazione di un ambiente più sicuro

– Creare una rete europea di hot line affinché i consumatori possano denunciare qualsiasi caso sospetto di pornografia a carattere pedofilo (14).

– Incoraggiare l’autoregolamentazione e i codici di condotta.

Sviluppo di sistemi di valutazione e filtraggio

– Dimostrare i benefici dei servizi di filtraggio e della classificazione su base volontaria tipo ICRA(15).

– Facilitare accordi internazionali sui sistemi di classificazione.

Promozione delle azioni di sensibilizzazione

– Preparare il terreno alle azioni di sensibilizzazione.

– Incoraggiare l’attuazione su scala globale di azioni di sensibilizzazione.

Azioni di sostegno

– Valutazione delle conseguenze legali.

– Coordinamento con iniziative analoghe a livello internazionale.

– Valutazione dell’impatto delle misure della Comunità.

3.2. La Commissione propone di prolungare il piano d’azione per altri due anni, garantendo altresì un collegamento più stretto tra gli interventi delle diverse linee d’azione.

La copertura verrebbe estesa alle nuove tecnologie on-line, compresi i contenuti mobili e a banda larga, i giochi on-line, il trasferimento di file tra privati (peer-to-peer) e le forme di comunicazione in tempo reale, quali chat room e messaggerie istantanee. L’iniziativa riguarderà una tipologia più ampia di contenuti illeciti e dannosi, compresi il razzismo e la violenza, e promuoverà la consapevolezza sulle questioni connesse alla tutela dei consumatori, alla protezione dei dati, alla riservatezza dei dati personali e alla sicurezza delle reti. Sono già state iniziate le discussioni con i paesi candidati nella prospettiva del loro futuro coinvolgimento.

3.3. L’obiettivo è di coinvolgere più strettamente nel nuovo piano gli operatori del settore e i governi, e di progredire verso una rete europea integrata, correlata al "Safer Internet Forum" (Forum per l’uso sicuro di Internet) e a una Tavola rotonda internazionale. Ottenere una maggior visibilità è uno degli obiettivi prioritari. Si prevede di creare un portale Internet e di portare avanti la ricerca sociologica sulla protezione dei minori on-line.

3.4. Il modello di autoregolamentazione verrà sviluppato e sottoposto a valutazione, creando un "osservatorio" per il controllo giuridico/normativo e tecnologico/di mercato. La classificazione dovrà venir migliorata per tener conto della convergenza, i sistemi di filtraggio verranno sottoposti ad analisi comparativa e verrà utilizzato a tal fine anche il Programma di Ricerca e sviluppo della Comunità.

4. Osservazioni di carattere generale

4.1. Il Comitato concorda con la valutazione globalmente positiva del Piano d’azione e auspica che questo possa beneficiare di un maggior sostegno da parte sia dei governi che dell’industria informatica.

4.2. Il Comitato esprime inoltre soddisfazione per il riferimento, nel documento della Commissione, alla necessità di creare uno spazio "positivo" on-line destinato ai minori.

Aumentare il numero di contenuti attraenti e positivi può favorire un graduale mutamento dell’ambiente dei media.

I minori possono infatti trarre notevole vantaggio dalle opportunità di informazione, divertimento, istruzione e comunicazione on-line. A titolo d’incoraggiamento, nel quadro del PAI è stato ad esempio pubblicato l’elenco dei 20 migliori siti per bambini in lingua francese e tedesca (16). Il Comitato accoglie favorevolmente l’intenzione della Commissione d’incoraggiare l’immissione in rete di contenuti per i minori e l’adozione delle migliori pratiche in uso per segnalare le aree destinate all’infanzia. È necessario estendere a questo nuovo mezzo di comunicazione l’ottima tradizione sviluppata dal servizio radiotelevisivo pubblico. Si potrebbe eventualmente giungere alla creazione di una vasta area protetta (il cosiddetto walled garden) per i minori con un dominio del tipo.kids.eu, come previsto negli Stati Uniti. Resterebbe comunque la necessità di tutelare tale area dagli attacchi pedofili e di esercitare per il resto di Internet una maggiore azione di filtraggio e di notifica e rimozione (notice and take down). Non si può infatti presupporre che i minori si limitino a visitare l’area protetta (potrebbero voler accedere almeno ai siti dei musei e simili), e d’altra parte occorre anche tener conto della sensibilità degli adulti in materia di buon gusto e decenza.

4.3. Hot line

4.3.1. Si spera che sarà possibile istituire delle hot line nei paesi in cui non esistono ancora. L’UE sta finanziando iniziative volte a permettere di rintracciare ed aiutare i minori vittime di abusi on-line,ma queste vanno tuttavia rafforzate, in particolare nei paesi candidati ove la tutela dell’infanzia risulta ancora poco efficace. È inoltre necessario elaborare orientamenti comunitari per le ONG che si occupano dei minori e le agenzie che si occupano di adozioni internazionali in modo da intensificare la protezione.

4.4. Autoregolamentazione

4.4.1. Il Comitato dubita che l’autoregolamentazione possa essere sufficiente. In particolare, con essa non si è riusciti a ottenere la protezione dei contenuti per l’infanzia, poiché i sistemi di classificazione non sono stati adottati da una massa critica di fornitori di contenuti, nonostante Microsoft e AOL abbiano seguito il suggerimento del Comitato di esercitare pressioni su di essi in tal senso.

4.4.2. Il Comitato ritiene che la protezione su Internet sia una questione di politica dei consumatori (Internet è infatti un servizio); esso reputa che una classificazione in tal senso ne rafforzerebbe le prospettive e che il Libro verde della Commissione sulla protezione dei consumatori offra un’ottima opportunità per procedere in questa direzione. Lo si potrebbe impiegare per realizzare un quadro di sostegno giuridico capace di rafforzare su Internet i sistemi volontari di classificazione e filtraggio e le procedure di notifica e rimozione di siti. L’obiettivo è tutelare i minori nei confronti dei contenuti dannosi, ai quali, come il Comitato ha dimostrato, questi sono massicciamente esposti (17). Un obbligo giuridico generale da parte dei fornitori di servizi Internet di tutelare i minori on-line comporterebbe altresì l’instaurazione di messaggi di sicurezza e di sistemi atti a ridurre sia i tentativi di allacciare contatti da parte dei pedofili, sia la pornografia a carattere pedofilo online. In sintesi, il Comitato caldeggia un quadro normativo fondato su codici di base, in altri termini raccomanda la coregolamentazione al posto dell’autoregolamentazione.

4.4.3. Un’impostazione ancora più decisa è necessaria anche per contrastare il razzismo in rete, come già affermato nel parere del CESE sulla criminalità informatica (18). Il 90 % dei siti questo tipo si avvale dei servizi di ISP statunitensi, forte della consapevolezza che le autorità dell’UE non possono obbligare i provider americani a rivelare l’identità del fornitore dei contenuti (19).

4.4.4. La direttiva sul commercio elettronico 2000/31/CE impone ai prestatori di servizi di rimuovere le informazioni o sospenderne l’accesso, se vengono avvisati della presenza di materiale illegale. Ciò significa che una società che ospita siti web nei propri computer non può essere considerata responsabile della diffusione di materiale illecito, se non è a conoscenza dell’illegalità dello stesso. Tuttavia, se un prestatore di servizi, o chiunque ospiti un sito web, diviene consapevole dell’illegalità delle informazioni che diffonde, è tenuto ad eliminarle immediatamente o a bloccare l’accesso ad esse. La direttiva sul commercio elettronico avrebbe dovuto entrare in vigore il 17 gennaio 2002(20), ma a tutt’oggi è stata recepita soltanto da cinque Stati membri.

4.4.4.1. Il Comitato teme fortemente che l’efficacia della direttiva possa essere indebolita dalle decisioni dei tribunali statunitensi. In Francia sono stati decisi due rinvii a giudizio di ISP americani in virtù dell’articolo R.645-1 del Codice penale francese che vieta l’esposizione per la vendita di insegne o emblemi di propaganda razzista. I prestatori di servizi in questione hanno ricevuto l’ingiunzione di bloccare i siti dal contenuto razzista ma successivamente, il 7 novembre 2001, il tribunale statunitense di San José ha sentenziato che essi non erano tenuti ad ottemperare alla decisione del tribunale francese. È pertanto necessario raggiungere con la massima urgenza un accordo internazionale che prescriva di applicare la legislazione del paese dell’utente.

4.4.5. I fornitori di contenuti dovranno sempre registrare gli indirizzi postali reali, in modo da permettere alle forze dell’ordine di accedere più facilmente al materiale potenzialmente sospetto disponibile on-line. La libertà di espressione va senz’altro tenuta nella giusta considerazione ma non deve costituire una scusante per il diffondersi della criminalità.

4.5. Sistemi di filtraggio e di classificazione

4.5.1. Nessun software di filtraggio potrà mai sostituire la sorveglianza dei genitori sui loro figli quando questi sono collegati on-line, visto che al momento risulta particolarmente difficile proteggersi dai siti che propagano la violenza. Tuttavia, stando ad una serie di recenti indagini effettuate da "Test Achats" con il contributo finanziario del Piano d’azione comunitario un efficace sistema di filtraggio è probabilmente il modo migliore per bloccare perlomeno la maggior parte dei siti a carattere pornografico. Il Comitato ritiene pertanto che l’ulteriore sviluppo di tali sistemi rivesta carattere prioritario (21).

4.5.2. Modalità di funzionamento dei sistemi di filtraggio

4.5.2.1. "Liste nere". Viene stilata una lista di siti da evitare (quelli contenenti ad esempio materiale scabroso, violento o razzista), di modo che, se il minore cerca di collegarsi a uno di questi siti, l’accesso viene bloccato. Alcuni programmi utilizzano invece liste di termini "proibiti": ogni volta che all’interno di un link o nell’ambito di un determinato sito appare uno di questi termini, l’accesso viene bloccato. Il problema delle "liste nere" è che necessitano di aggiornamenti continui.

4.5.2.2. Filtraggio in tempo reale. Il filtro controlla le parole e le immagini mano a mano che vengono caricate e blocca le pagine con i testi o le immagini indesiderate prima che queste appaiano. Il problema è che la pagina può essere vista parzialmente prima che il filtro venga innescato dal testo o dalle immagini in questione. Inoltre un tale sistema può rallentare l’accesso a tutti i siti della rete.

4.5.2.3. Etichettatura/classificazione dei siti. I proprietari dei siti appongono volontariamente alle proprie pagine web un’etichetta che indica la presenza in esse di determinate categorie di contenuti (ad esempio violenza, nudo, gioco d’azzardo, contenuti pornografici, ecc.). La concezione delle etichette e la definizione delle categorie è di competenza dell’ICRA. Il filtro "legge" l’etichetta e decide se permettere o meno l’accesso ai minori, a seconda delle scelte effettuate a monte dai genitori. Il problema di un tale sistema è che si basa su una classificazione volontaria da parte dei fornitori di contenuti e che sinora ben pochi siti sono stati classificati.

4.5.2.4. "Aree protette (walled gardens)". Vengono preparati elenchi di siti Internet adatti all’infanzia e solo ad essi è consentito l’accesso dei bambini. Si tratta del metodo più sicuro di proteggere i minori.

4.5.3. Molti dei dispositivi per il filtraggio sono prodotti negli Stati Uniti. Ciò significa che i criteri di filtraggio possono essere fortemente influenzati dai valori statunitensi, ad esempio un estremo rigore nei confronti della nudità, ma una maggiore permissività nei riguardi di armi e violenza. Molti di questi prodotti funzionano essenzialmente in inglese. Tra i vari sistemi di filtraggio vi possono essere notevoli differenze di prezzo, ma non è detto che i più cari siano anche i migliori.

4.5.4. Di recente le organizzazioni dei consumatori di Belgio, Spagna, Italia e Portogallo hanno condotto dei test su 18 pacchetti software di filtraggio attualmente sul mercato: ora, il prodotto migliore è risultato essere un sistema che si può scaricare gratuitamente da Internet. In generale si è visto che i siti a carattere pornografico venivano filtrati abbastanza bene e che al tempo stesso i programmi non bloccavano di solito i siti inoffensivi, anche quando il loro nome poteva generare confusione. Per contro, i siti incentrati su armi, violenza, odio, razzismo, droghe o sette mistiche riuscivano invece a scivolare abbastanza facilmente attraverso le maglie dei filtri. Un altro problema è che i filtri esaminati non sono in generale risultati in grado di resistere ai tentativi di manomissione da parte di minori con buone conoscenze informatiche.

Inoltre parecchi di questi programmi non sono particolarmente facili da usare.

4.5.5. Nel nuovo piano d’azione gli sforzi dovranno pertanto concentrarsi sull’informazione da fornire ai consumatori riguardo ai sistemi disponibili (ad esempio, semplici consigli per il filtraggio da allegare ai computer nei punti vendita) e sul rendere i sistemi più semplici da usare (con istruzioni in varie lingue) e maggiormente efficaci nei confronti dei contenuti violenti. Il Comitato rinnova l’appello rivolto ai fornitori di contenuti ad aderire al sistema di etichettatura dei siti, ad esempio secondo le indicazioni dell’ICRA. Come aveva già affermato nel suo parere sulla criminalità informatica, il Comitato ritiene che la definizione di "contenuti illeciti" vada estesa ai materiali che incitano all’odio ed al razzismo, nonché a siti pericolosi come quelli dedicati alla fabbricazione di bombe o all’istigazione al suicidio.

4.5.6. Il Comitato ritiene che il sistema ICRA, in base al quale sono gli stessi siti a dotarsi di una classificazione e di un’etichetta, raggiungerà la massa critica necessaria soltanto se i governi e gli operatori del settore lo sosterranno in modo decisamente più incisivo. È essenziale che ciò venga fatto.

4.6. Maggior sensibilizzazione

4.6.1. Il Comitato ha fornito un sostegno attivo alle azioni del PAI nel campo della sensibilizzazione, fra l’altro mediante il parere "Programma di protezione dei minori su Internet" e le correlate audizioni degli operatori del settore e delle altri parti interessate, e propone di ospitare una delle riunioni del nuovo Forum per l’uso sicuro di Internet nonché di utilizzare la propria rete di comitati consultivi misti per informare dell’iniziativa i paesi candidati. Esso tiene a ribadire che, da sole, le operazioni di polizia non possono risolvere le problematiche connesse con l’uso di Internet.

4.6.2. Il Comitato ha spesso rilevato che le statistiche comparative esistenti a livello europeo in diversi settori non riescono ad offrire il sostegno necessario ai pertinenti piani d’azione ed iniziative legislative. Ciò vale anche per il settore in esame. I nuovi progetti destinati ad accrescere la sensibilizzazione sull’argomento andrebbero impiegati allo scopo di ottenere statistiche sui livelli di rischio on-line cui sono sottoposti i minori. In particolare, l’Unione europea dovrebbe disporre quanto prima di dati comparativi sul numero di reati connessi alla rete a danno dei minori, visto che i dati forniti dalle hot line indicano soltanto il numero delle segnalazioni di siti di pornografia infantile on-line.

4.6.3. Gli operatori del settore dovrebbero svolgere un ruolo attivo, ad esempio visualizzando messaggi relativi alla sicurezza, soprattutto sui portali di accesso alle chat room, offrendo informazioni sui sistemi di filtraggio efficaci (22), o addirittura consentendo di scaricarli, favorendo la classificazione dei siti e fornendo sistemi di notifica e rimozione dei siti anche per i minori. Andrebbe seguito l’esempio del codice di condotta irlandese che stabilisce espressamente che gli utenti non possono utilizzare i servizi forniti dai prestatori per creare, ospitare o trasmettere materiale illecito, diffamatorio, abusivo, offensivo, volgare od osceno(23).

4.6.4. Dal canto suo, la Commissione può ottimizzare l’impatto dei messaggi di sensibilizzazione, inserendoli in programmi già esistenti come e-Europe e e-Learning e tramite il decentramento di tutte le informazioni. La formazione informatica destinata ai genitori e ai figli dovrebbe prevedere anche una parte relativa alla sicurezza. Da questo punto di vista la scuola svolge un ruolo fondamentale.

4.7. Cooperazione internazionale

4.7.1. Il Comitato sostiene il programma di cooperazione internazionale proposto. Tuttavia riconosce che gli Stati Uniti sono per certi versi vincolati dal loro "primo emendamento", che tutela la "libertà di espressione", mentre la Comunità cerca

5. Conclusione

5.1. In linea di principio, il Comitato condivide la presente proposta di regolamento.

5.2. La proposta deve chiarire come le nuove norme funzioneranno nel contesto degli accordi bilaterali o vincolanti sotto il profilo del diritto internazionale che già esistono tra gli Stati membri e i paesi terzi. importanza che a suo giudizio dovrebbe riflettersi nelle politiche dell’Unione europea in generale. Una politica comune coerente in materia di infanzia è più che mai necessaria in Europa.

Bruxelles, 18 settembre 2002.

Il Presidente
del Comitato economico e sociale
Göke FRERICHS

 

NOTE
(1) Cfr. ad esempio il parere del CES sul tema: "Sfruttamento dei minori e turismo sessuale", GU C 284 del 14.9.1998 e il parere del CES in merito alla "Politica culturale europea per l’infanzia", CES 250/1996.
(2) Parere del CES sul "Libro verde sulla tutela dei minori e della dignità umana nei servizi audiovisivi e di informazione",GU C 287 del 22.9.1997.
(3) Parere del CES: "Programma di protezione dei minori su Internet", GU C 48 del 21.2.2002.
(4) E.KAT.O, Associazione ellenica consumatori, primavera 2002.
(5) http://www.girlscouts.org/news/presrel/NetEffect—021302.pdf
(6) Giornata europea del consumatore–Madrid 13-15 marzo 2002. http://www.Delitosinformaticos.com
(7) Ricerca sugli aspetti negativi di Internet, presentata all’Irish Internet Advisory Board (autorità irlandese per la vigilanza su Internet) dalla Amarach Consulting, agosto 2001.
(8) Wellard (2001).
(9) Simon Wiesenthal Center: http://www.wiesenthal.com
(10) http://www.netvalue.com
(11) http://www.nua.com/surveys
(12) www.net-consumers.org/erica/policy/survey.htm. Cfr. anche la risoluzione del Consiglio del 25 marzo 2002 sul piano d’azione e-Europe 2002: accessibilità del pubblico ai siti web e al loro contenuto, GU C 86 del 10.4.2002.
(13) http://conventions.coe.int/Treaty/en/Treaties/World/185.doc
(14) Le denunce possono essere trasmesse a melding@stopline.at in Austria, www.childfocus-net-alert.be in Belgio, redbarnet@ redbarnet.dk in Danimarca, contact@pointdecontact.net in Francia, hotline@jugendschutz.net o hotline@fsm.de in Germania, report@hotline.ie in Irlanda, crimino@unige.it in Italia, meldpunt@meldpunt.org nei Paesi Bassi, acpi@terra.net in Spagna, minor@press.rb.se in Svezia e report@iwf.org.uk nel Regno Unito. Il Portogallo ha un sito Internet al seguente indirizzo: www.pgr.pt/
(15) ICRA: Internet Content Rating Association (Associazione per la classificazione dei contenuti di Internet).
(16) Cfr. Il sito dell’Istituto europeo di ricerca sui problemi del consumatore: www.net-consumers.org/erica/policy/topsites.htm
(17) Cfr. parere del CES sul tema: "Programma di protezione dei minori su Internet", CES 1473/2001, Allegato II, pag. 15. EKATO, l’Associazione ellenica consumatori, ha rivelato casi preoccupanti di minori coinvolti in giochi d’azzardo on-line, scoprendo che 36 % di essi dichiaravano di ingannare i genitori per utilizzarne la carta di credito on-line.
(18) Parere del CES sul tema: "Società dell’informazione/criminalità informatica", CES 1115/2001.
(19) Simon Wiesenthal Center: http://www.wiesenthal.com
(20) Direttiva 2000/31/CE del Parlamento europeo e del Consiglio dell’8 giugno 2000 relativa a taluni aspetti giuridici dei servizi della società dell’informazione, in particolare il commercio elettronico, nel mercato interno ("Direttiva sul commercio elettronico"),
(21) Cfr. www.net-consumers.org/erica/policy/tafilter.htm
(22) Esempi di consigli di sicurezza da stampare e attaccare al computer:
"Incontrare qualcuno che hai conosciuto su Internet è davvero una gran brutta idea, se i tuoi genitori non vengono con te e se non sei in un luogo pubblico."
"Ricordati: on-line la gente può far finta di essere chiunque e nessuno la può vedere."
"Non dare mai alla gente i tuoi dati personali: il tuo indirizzo, il nome della tua scuola, le tue fotografie, le password che usi.
Potrebbero avere cattive intenzioni!"
"Se vedi una cosa proprio brutta o se qualcuno ti dà fastidio online, non pensare che è colpa tua. Dillo subito ai tuoi genitori."
Fonte: www.net-consumers.org
(23) Codice deontologico dei prestatori di servizi Internet irlandesi, punto 5.1.1, p. 11; consultabile sul sito www.iab.ie/Publications/ Reports/d33.PDF