Parere del Comitato economico e sociale sul tema
"Programma di protezione dei minori su Internet"

Il Comitato economico e sociale, in data 28 febbraio 2001, ha deciso, conformemente al disposto dell’articolo 23, paragrafo 3, del Regolamento interno, di elaborare un parere sul tema di cui sopra.

La Sezione "Trasporti, energia, infrastrutture, società dell’informazione", incaricata di preparare i lavori in materia, ha formulato il parere sulla base del rapporto introduttivo della Relatrice Davison in data 6 novembre 2001.

Il Comitato economico e sociale ha adottato all’unanimità il 28-29 novembre 2001, nel corso della 386 a sessione plenaria (riunione del 28 novembre 2001), con 112 voti favorevoli e 3 astensioni il seguente parere.

1. Introduzione

1.1. Il Comitato economico e sociale ha formulato diversi pareri riguardo alla necessità di proteggere i minori su Internet. Dall’elaborazione del primo parere, nel 1997 (Relatrice: Dame Jocelyn Barrow), in molti paesi d’Europa l’uso di Internet ha registrato un forte sviluppo e il numero di persone collegate alla rete è attualmente di circa 100 milioni (1). Il rischio di essere esposti a contenuti nocivi cresce di pari passo con gli evidenti benefici della rete. Oltre all’uso illegale di Internet per la diffusione della pornografia infantile, l’Europa, sulla scia degli Stati Uniti, sta cominciando a sperimentare i primi casi di tentato rapimento o rapimento vero e proprio perpetrati da pedofili che si servono di Internet per i propri approcci.

1.2. Il Comitato pertanto chiede a tutte le parti interessate – i pubblici poteri, l’industria di Internet, le autorità scolastiche, i fornitori di contenuti, le associazioni di genitori e i gruppi di utenti che collaborano con i genitori –di compiere i considerevoli sforzi necessari per garantire ai minori un’efficace protezione e per fornire un gran numero di siti adatti a loro.

Nel presente parere il Comitato illustra la sua iniziativa di protezione dei minori su Internet per completare e potenziare il piano d’azione Internet dell’Unione europea e per aumentarne la visibilità tra i gruppi costitutivi del Comitato stesso, e più precisamente i gruppi di interesse socioeconomici.

1.3. Internet presenta enormi vantaggi per i minori, che lo usano a scopo di comunicazione, divertimento, istruzione e informazione. Tuttavia, con la sua progressiva diffusione in Europa, i problemi riscontrati negli USA stanno cominciando a emergere anche in tutto il territorio dell’UE. Vi sono pedofili che si sono fatti passare per minori, contando sull’anonimato di Internet, e che sono riusciti a combinare incontri "faccia a faccia" che spesso si sono conclusi con uno stupro. Le "chat rooms" sono spesso lo strumento utilizzato dai pedofili per la loro tattica di approccio. Le recenti indagini condotte dalle autorità giudiziarie svedesi in tutta Europa contro i membri di un circolo di pornografia infantile hanno messo in luce le nuove possibilità di abusi "on line". La polizia ha riferito che migliaia di minori sono maltrattati allo scopo di mostrarne in linea le foto e i video. E, a parte le attività criminali, studi condotti sui minori hanno dimostrato che questi possono facilmente accedere a contenuti nocivi anche con pochi minuti di navigazione casuale (2).

1.4. Pornografia: si calcola che il 30 % delle visite su Internet e tra 50 000 e 60 000 siti siano a carattere pornografico. I distributori di pornografia "soft" spesso non intendono indirizzarla ai minori: in effetti questi ultimi non sono buoni clienti perché non possono pagare, ma l’accesso è estremamente facile.

1.4.1. Alcuni siti pornografici danno luogo all’addebito di tariffe molto elevate e contengono solo avvertimenti di cui i minori possono benissimo non tener conto. In alcuni paesi, ma non tutti, le compagnie telefoniche avvertono gli abbonati, per iscritto, dell’arrivo di bollette particolarmente salate. Anche in questi casi gli importi di alcune bollette possono già aver superato i 200 EUR.

1.5. Gioco d’azzardo: non risulta che il gioco d’azzardo su Internet sia regolamentato, anche se alcuni paesi, come la Francia, proibiscono ai propri cittadini di giocare sulla rete per denaro. Molti siti non hanno limiti di età e offrono giochi d’azzardo a scopo di divertimento o di guadagno. Quando chi naviga su Internet visita siti di giochi d’azzardo sullo schermo appaiono spazi pubblicitari (banner) relativi ad altri siti. Una ricerca condotta in Grecia ha rivelato che alcuni minori giocano d’azzardo utilizzando le carte di credito dei genitori. Inoltre, indagini austriache e britanniche hanno rivelato che il gioco d’azzardo su Internet costituisce un motivo di grande preoccupazione tra gli stessi minori (3).

1.6. Violenza: due autorevoli relazioni elaborate negli Stati Uniti, prendendo in esame un migliaio di ricerche condotte sull’arco di oltre trent’anni, sono giunte alla conclusione che i minori esposti alla violenza dai mass media subiscono effetti negativi tendendo a diventare più aggressivi, più insensibili e più paurosi. Secondo queste due relazioni la maggior parte di tali ricerche giunge alle stesse conclusioni, ossia che la violenza nei mass media porta alla violenza reale (4), al razzismo e alla xenofobia – cfr. il parere sulla criminalità informatica (5).

1.6.1. E tuttavia, grazie ad Internet, i minori possono accedere a giochi elettronici o ad immagini violente senza che i loro genitori se ne rendano conto. Esiste un sito Internet che mostra fotografie di vittime di veri omicidi e suicidi, una pratica che i tribunali finlandesi hanno giudicato perfettamente legale. Un altro sito, che proclama la supremazia della razza bianca, contiene una pagina dedicata ai bambini, mentre un sito di hooligan offre la possibilità di organizzare scontri.

1.7. Vanno anche menzionati i problemi relativi alla pubblicità di tabacco e alcolici diretta ai minori su Internet.

2. I precedenti pareri del Comitato

2.1. Il Comitato è favorevole ad un accesso quanto più ampio possibile ad Internet e ad un’educazione al suo uso. Nel suo parere "e-Europe: una società dell’informazione per tutti" del 24 gennaio 2001 (6) ha concluso affermando la necessità di "scongiurare l’esistenza anche di un solo cittadino europeo di qualunque grado d’istruzione o di una sola impresa di qualunque dimensione in grado di affermare di non aver avuto l’occasione o la possibilità di familiarizzarsi con la società dell’informazione." Il Comitato ha chiesto l’ammodernamento delle scuole perché accogliessero questo nuovo mezzo di comunicazione al pari di aiuti per le regioni in ritardo.

2.2. Il Comitato ritiene che la regolamentazione di Internet debba essere attenta, equilibrata e non discriminatoria e violare il meno possibile i principi della privacy e della libertà di parola. Giudica tuttavia opportuno un minimo di regolamentazione, sia per proteggere i minori, le donne e le minoranze etniche, sia per un’altra ragione pratica: stando a varie indagini il timore per i contenuti illegali e nocivi su Internet sembra infatti dissuadere i consumatori dall’usare questo mezzo. Nel suo parere su "La tutela dei minori e della dignità umana nei servizi audiovisivi e d’informazione" del 1998 (7), il Comitato affermava che "a causa della scarsa tutela dei minori dai contenuti illegali e nocivi" i genitori sono riluttanti a consentire l’uso di Internet (8).

2.3. Nel parere del 1997 in merito al Libro verde sulla tutela dei minori e della dignità umana nei servizi audiovisivi e d’informazione (9) il Comitato ha affermato che "bisognerebbe istituire un organismo indipendente di autoregolamentazione europea sorvegliato/amministrato da un organismo internazionale. Questo organismo di autoregolamentazione dovrebbe essere competente in materia di reclami concernenti contenuti illegali e/o nocivi e dell’individuazione dei trasgressori; spetterebbe inoltre a tale organismo richiedere l’eliminazione del contenuto oltraggioso e citare in giudizio i trasgressori, qualora questi non dovessero collaborare."

2.4. Nel 1998 il CES ha chiesto:

– l’uso di sistemi di codificazione e di programmi informatici di filtraggio;

– l’elaborazione di iniziative di formazione e di sensibilizzazione;

– l’elaborazione di un quadro europeo (o addirittura internazionale) di codici di condotta, orientamenti e interventi sul territorio, ad esempio le "hotline" e i delegati alla protezione dei minori.

2.5. In seguito l’UE ha adottato un piano d’azione per l’uso sicuro di Internet che ha tenuto conto di queste idee. Tuttavia, più di recente, nel parere relativo ai principi e agli orientamenti per la politica audiovisiva della Comunità nell’era digitale (10), il Comitato ha affermato che l’era digitale sta rendendo più difficile realizzare la tutela dei minori e che quindi andrebbe adottato un approccio più rigoroso riguardo agli standard e ai meccanismi, per esempio:

– sarebbe possibile installare nei televisori e nei computer meccanismi che offrano il più alto livello di tutela. Contemporaneamente, i dispositivi di protezione si potrebbero eliminare o ridurre a seconda delle singole circostanze;

– le informazioni sui sistemi e sulle classificazioni per la tutela dei minori e della dignità umana dovrebbero essere diffuse nei punti vendita attraverso pagine Internet, opuscoli e "mousepad";

– si potrebbe introdurre l’obbligo di classificare la programmazione/i contenuti;

– si potrebbe fare uso di "domain names" per estendere a Internet il sistema di classificazione vigente per i film;

– in una direzione positiva e proattiva, la qualità e la programmazione interessante del tedesco "Kinder Kanal" danno il buon esempio.

2.6. Nel parere relativo alla lotta alla criminalità informatica (11) il Comitato si dichiara contrario all’anonimato su Internet e chiede che la gestione della rete Internet venga affidata ad un organismo internazionale con l’ampia partecipazione dei pubblici poteri.

3. Il piano d’azione comunitario per l’uso sicuro di Internet (12)

3.1. Anche in risposta alle affermazioni del Comitato, il 25 gennaio 1999 la Commissione ha adottato un piano d’azione comunitario pluriennale per promuovere l’uso sicuro di Internet attraverso la lotta alle informazioni di contenuto illegale e nocivo diffuse sulle reti planetarie.

3.2. Il piano d’azione per l’uso sicuro di Internet comprende quattro linee d’azione.

– Creare un ambiente più sicuro

– creare una rete europea di hotline che consenta ai consumatori di denunciare eventuali sospetti di pornografia infantile (13);

– incoraggiare l’autoregolamentazione e i codici di condotta.

– Elaborare sistemi di filtraggio e di codificazione

– dimostrare i benefici dei sistemi di filtraggio e di codificazione su base volontaria quali l’ICRA;

– facilitare l’intesa a livello internazionale sui sistemi di codificazione.

– Incoraggiare le azioni di sensibilizzazione

– preparare il terreno alle azioni di sensibilizzazione;

– incoraggiare la realizzazione di azioni di sensibilizzazione su vasta scala.

– azioni di sostegno

– valutazione delle implicazioni giuridiche;

– coordinamento con iniziative internazionali analoghe;

– valutazione dell’impatto delle misure comunitarie.

3.3. La validità di questo approccio di vasta portata è attestata dai risultati di un’importante indagine condotta dalla Fondazione Bertelsmann con l’aiuto di esperti del mondo accademico.

Il piano d’azione Internet ha avuto un impatto. Ad esempio le sue hotline hanno contribuito a smascherare una rete di pedofili. Le hotline alle quali chi naviga dentro Internet è incoraggiato a riferire casi di pornografia infantile, o altri sistemi analoghi, esistono già in tutti gli Stati membri tranne la Grecia e il Portogallo.

3.4. Le misure di sensibilizzazione promosse dal Piano d’azione per l’uso sicuro di Internet al fine di educare genitori e figli (un esempio sono i codici di condotta destinati ai genitori e ai figli come quello allegato al presente parere) aiutano a mettere in guardia i minori dall’incontrare "estranei" conosciuti via Internet. Meccanismi di filtraggio e di codificazione, basati sul modello ICRA (Internet Content Rating Association), sono stati messi gratuitamente a disposizione dei consumatori.

3.5. Il piano ha incoraggiato ad elaborare una serie di sistemi di filtraggio. L’ICRA si basa sulla disponibilità di alcuni editori di siti web a valutare da sé il proprio sito in funzione di alcuni criteri – per esempio sesso, nudità, gioco d’azzardo –frutto di lavori condotti su scala mondiale nell’ambito della Piattaforma per la selezione dei contenuti Internet (Platform for Internet Content Selection – PIC).

3.6. Sono i consumatori stessi a decidere che tipo di siti vogliono evitare quando installano il sistema nel proprio computer; poi il browser o un altro programma leggono le etichette assegnate e impediscono a coloro che non conoscono la password di accedere ai siti indicati. I fornitori di sistemi operativi o programmi di collegamento a Internet devono essere fortemente incoraggiati a sviluppare rapidamente e ad integrare nei loro programmi dei sistemi di filtraggio più intelligenti e contestuali, che non blocchino inutilmente l’accesso a determinati siti di carattere scientifico o ad enciclopedie che trattino, ad esempio, temi legati alla biologia o all’educazione sessuale.

3.7. Esistono altri sistemi che è possibile usare. Il consumatore puo` acquistare un software o un pacchetto proposto da un ISP che contiene già una classificazione dei siti web oppure usa parole o immagini "trigger" per analizzare dinamicamente il contenuto del sito. Esistono programmi informatici in grado di registrare le attività in corso, come le conversazioni che avvengono nelle chat rooms, controllare le liste di e-mail dei minori e impedire l’invio di determinati dati come il numero di una carta di credito.

3.8. Il vantaggio del sistema ICRA è che, grazie al piano d’azione Internet, è a disposizione gratuita del consumatore ed è già installato nei principali browser.

3.9. Nessuno di questi programmi puo` fare in modo che materiale di un certo tipo non appaia più su Internet. Si limitano ad attribuire all’utente finale la facoltà di operare scelte su cio` che puo` o che non puo` comparire sul suo schermo o su quello dei suoi figli.

4. Proposte del CES per un programma di protezione dei minori su Internet

4.1. La "Convenzione delle Nazioni Unite sui diritti del fanciullo (14)", riconosciuta da quasi tutti i paesi del mondo, fa riferimento alla necessità di elaborare "principi direttivi appropriati destinati a proteggere il fanciullo dalle informazioni e dai materiali che nuocciono al suo benessere".

4.2. Attività illegali

4.2.1. L’attesa per i processi agli imputati di pornografia infantile è troppo lunga. Le forze di polizia riescono a rintracciare solo una minima parte delle migliaia di minori maltrattati le cui immagini appaiono sui siti Internet. Esse hanno bisogno di personale sufficiente, di una formazione adeguata in materia di criminalità su Internet e di una cooperazione internazionale efficace. Occorre potenziare sia l’Europol sia l’Interpol. Le hotline devono essere create con basi solide in tutti gli Stati membri assegnando loro un budget pubblicitario commensurato al loro ruolo essenziale. La polizia specializzata deve disporre di hardware e software adeguati alle inchieste e quanto più avanzati possibile per combattere ad armi pari.

4.2.2. La distinzione tra la privacy (ad esempio il diritto di limitare l’uso dei dati finanziari di una persona) e la possibilità di rintracciare una persona sarà probabilmente ridefinita dopo gli attentati negli Stati Uniti. L’accesso delle forze dell’ordine (debitamente autorizzato) a materiale on line potenzialmente sospetto ne verrebbe dunque agevolato. I fornitori di contenuti dovrebbero registrare un indirizzo postale. Va infine riconsiderato l’uso di sistemi che non permettono di identificare in linea chi chiama.

4.2.3. Le leggi esistenti devono essere chiarite e adeguate ai tempi per tener conto di reati quali l’organizzazione d’incontri con minori mediante adescamento o raggiro. A questo proposito il Comitato si compiace dell’istituzione del Foro europeo sulla criminalità informatica e propone di istituire un foro o una task force del genere per analizzare i principali problemi legati all’uso di Internet da parte di minori (compresi i contenuti nocivi) e modalità per affrontarli che siano integrate con la lotta alla criminalità informatica.

4.2.4. Internet non puo` costituire uno spazio che sfugge alle regole del diritto; le incriminazioni penali e le sanzioni devono essere precise e la loro definizione deve essere comunemente accolta a livello europeo e, nella misura del possibile, mondiale. Questo strumento insostituibile di comunicazione fra le persone e le culture, di formazione e d’istruzione, di svago e di scambi economici deve continuare a rappresentare uno spazio in cui sono salvaguardati la libertà di espressione e di opinione, il libero esercizio di attività commerciali e industriali, la segretezza della corrispondenza e della vita privata. Qualunque misura volta a limitare le libertà fondamentali dovrebbe essere rigorosamente proporzionata e giustificata dalla difesa dei grandi interessi della società, come la ricerca e l’arresto di persone fisiche o giuridiche responsabili di reati o crimini puniti dal diritto penale.

4.3. Sensibilizzazione

4.3.1. Il problema potrebbe essere parzialmente risolto se i genitori fossero maggiormente consapevoli dei siti Internet ai quali i loro figli hanno accesso e stabilissero regole di buon senso. I genitori sono i principali responsabili dei loro figli; nella fattispecie, tuttavia, si tratta di una situazione alquanto insolita, nel senso che i figli sono ben più esperti di Internet dei loro genitori (e perfino dei loro insegnanti) e che le implicazioni pratiche di questa loro conoscenza sono tanto più ampie. Il compito di educare genitori e insegnanti va quindi preso molto sul serio. Anche i fornitori di contenuti devono prendere coscienza del fatto che i minori sono generalmente soli quando usano Internet e devono mostrare lo stesso grado di responsabilità degli organismi di radiodiffusione.

4.3.2. Gli aspetti del piano d’azione Internet relativi alla sensibilizzazione sono molto importanti. Inoltre l’UE dovrebbe tenerne conto nel programmare attività di istruzione lungo tutto l’arco della vita, quali ad esempio e-Europe e e-Learning. Gli Stati membri devono condividere le migliori prassi: in Portogallo, per esempio, esiste un programma sperimentale in cui minibus provvisti di computer visitano le scuole per consentire ai genitori di apprendere dai loro figli ad usare Internet.

4.3.3. Le imprese, i sindacati, le organizzazioni d’insegnanti, consumatori e famiglie possono tutti contribuire alla formazione dei minori e dei genitori. Il Comitato invita i genitori e tutti coloro cui sono affidati bambini a mettere ben in evidenza sui computer regole come quelle dell’allegato. Dovrebbero essere esposte in maniera ben visibile sulle homepage degli ISP nonché riportate sul tappetino del mouse e cos¹` via. Dati i casi di pedofili a caccia di vittime via Internet, è estremamente importante che i minori imparino a non prendere appuntamento con persone conosciute via Internet a meno che i loro genitori non siano disposti ad accompagnarli e che l’incontro si svolga in un luogo pubblico.

4.4. Contenuto nocivo

4.4.1. E` tanto più importante definire in cosa consista un "contenuto nocivo" e assicurare una tutela ora che perfino un bambino di sei anni puo` entrare in contatto molto più facilmente con la pornografia (15).

4.4.2. Alcuni contenuti risultano particolarmente pericolosi per gli altri in quanto incoraggiano la violenza o l’odio a sfondo sessuale o razziale. Per esempio, i siti sulla supremazia razziale hanno perfino pagine appositamente dedicate ai minori e sono stati individuati siti che insegnano come costruire una bomba e come suicidarsi. Il Comitato propone di estendere la portata della definizione di "contenuto illegale". La Francia, per esempio, ha vietato i siti razzisti. Nel suo parere sulla criminalità informatica il Comitato ha chiesto un ravvicinamento delle leggi e delle sanzioni riguardanti la lotta contro le sette, le idee razziste, il sessismo, e più in generale, la promozione della pornografia e della violenza.

4.4.3. Ma la vera sfida risiede nell’applicare la legge a siti creati dall’altra parte del pianeta, specialmente se anonimi: il divieto francese è stato impugnato dinanzi alle corti statunitensi. Occorrono quindi una convenzione o un accordo a livello internazionale che prescrivano di applicare il diritto del paese dell’utente. Il Comitato si compiace del lavoro svolto in proposito dal Consiglio d’Europa.

4.4.4. Riguardo ai contenuti nocivi ma non illegali, il Comitato è favorevole ad una politica di "notifica e ritiro" abbinata ad un ricorso più efficace ai programmi di catalogazione e filtraggio. I reclami contro un determinato sito andrebbero inviati ad un organo europeo di standardizzazione che, in caso di pronuncia favorevole al reclamante, chiederebbe agli ISP e ai motori di ricerca di bloccare l’accesso, analogamente a come sono trattati, in alcuni Stati membri, i reclami contro pubblicità offensive.

4.4.5. Il Comitato esprime delusione per la scarsa percentuale di contenuto dei siti Internet già catalogato. I tentativi su base volontaria si sono rivelati insufficienti e oggi occorre che i governi intervengano con un approccio che coniughi stimoli e sanzioni per garantire una rapida espansione della codificazione.

4.4.6. L’UE dovrebbe compiere un lavoro prolungato e pubblico per far s¹` che tutti i fornitori di contenuti cataloghino il loro materiale, per lo meno in base allo standard ICRA. Chi non ottemperi a tale requisito dovrà essere escluso dal mercato in quanto non risulterà individuabile dai sistemi di filtraggio. Tutti i computer venduti sui mercati nazionali dovrebbero disporre di software per la sicurezza dei minori preventivamente installati ed essere impostati su un elevato livello di sicurezza che il consumatore puo` ridurre o rimuovere. Insieme ai computer va consegnato materiale esplicativo di facile comprensione che illustri i concetti fondamentali della sicurezza on-line, del filtraggio e della codificazione. Ai proprietari di computer meno recenti va offerta la possibilità di adottare tali sistemi in modo facile e non costoso. I sistemi di affidabilità on line dovrebbero prevedere la classificazione automatica dei siti da parte dei loro membri.

4.4.7. Ferma restando la natura della famiglia moderna, quando possono i genitori devono sorvegliare i loro figli mentre navigano su Internet. Essi devono in particolare essere aiutati a capire le opzioni tecniche destinate a proteggere i minori dal materiale nocivo e dall’adescamento. Tra queste opzioni vanno inclusi i cosiddetti "giardini recintati" (elenchi di siti sicuri che i minori possono visitare), le liste nere dei siti più pericolosi destinate ad evitare qualsiasi contatto e i sistemi di codificazione che permettono ai genitori di stabilire le loro preferenze. Alcune indagini mostrano i limiti dei sistemi attuali ed è necessario lavorare ulteriormente per renderli efficaci e facili da usare.

4.4.8. E` universalmente riconosciuto che gli organismi di trasmissione e gli ISP hanno il dovere di dare un sostegno ai genitori e di proteggere i minori i cui genitori non sono in grado di farlo. Gli ISP, tranne quei pochi specializzati nella clientela adulta, dovrebbero fare pubblicità ai motori di ricerca destinati ai minori e agli spazi appositamente riservati a loro. Si tratta di buone pratiche che dovrebbero essere prese ad esempio. Nella nuova era digitale occorre mantenere la tradizione europea di un servizio di radiodiffusione inteso come un servizio pubblico.

4.5. Linee a tariffazione elevata ("Premium Line")

I giochi e i materiali di natura violenta dovrebbero essere forniti solo su preciso ordine di un adulto e i file scaricabili con un elevato addebito ("premium line") dovrebbero essere evitati se non viene richiesta una conferma firmata da un adulto. Va sfruttata l’esperienza acquisita negli Stati Uniti con le richieste di conferma degli acquisti on line da parte di un adulto. Analogamente a quanto avviene in Francia, le compagnie telefoniche dovrebbero avvertire rapidamente i propri abbonati per lettera o telefono non appena compaiono importi insolitamente elevati nel rilevamento del loro traffico telefonico.

4.6. Chat rooms

4.6.1. Gli ISP che consentono ai minori di entrare nelle rispettive reti, di accedere a chat rooms su Internet o ad altri canali di chat dovrebbero anche mettere a disposizione e promuovere chat rooms con moderatore destinate in modo specifico ai minori. I messaggi concernenti la sicurezza nelle chat rooms dovrebbero essere in bella evidenza vicino all’entrata di una chat room o all’interno della chat room stessa. Dovrebbero esistere meccanismi che permettano di identificare un comportamento sospetto nei confronti dei minori per poterlo denunciare e trattare con estrema rapidità. I moderatori devono essere debitamente autorizzati cos¹` come altri adulti addetti al controllo dei minori.

4.6.2. Le attuali procedure degli ISP dovrebbero essere rivedute per includere, nei limiti del possibile, la registrazione e la memorizzazione delle conversazioni nelle chat rooms, come già avviene per i servizi telefonici a tariffazione elevata, sulla base dell’identità fornita dai partecipanti. I costi possono essere contenuti usando software per la compressione al fine di accrescere la capacità/la memoria libera.

4.7. Promozione delle vendite e pubblicità

L’UE dovrebbe garantire che la promozione delle vendite on line non approfitti dell’impulsività e dell’inesperienza dei minori. Occorre inoltre applicare restrizioni in materia di pubblicità di tabacco e alcolici su Internet.

5. Conclusioni

5.1. Il Comitato tiene a sottolineare i benefici di Internet sui minori e la necessità di trasmettere ai nuovi mass media la cultura di servizio pubblico che caratterizza la radiodiffusione, al fine di creare un buon numero di siti adatti ai minori. Bisogna al tempo stesso combattere con rinnovata energia la predominanza di contenuti pericolosi.

5.2. Il Comitato esprime preoccupazione per l’incapacità delle forze di polizia di individuare la maggior parte dei minori maltrattati a scopo di pornografia on line. Accoglie favorevolmente l’intenzione della Commissione di potenziare la cooperazione nel settore, specie per quanto concerne l’attività dell’Europol e dell’Interpol.

5.3. Il Comitato appoggia il piano d’azione per l’uso sicuro di Internet e auspica il suo potenziamento con ulteriori risorse. Ritiene pero` che vada accompagnato da interventi legislativi, in alcuni casi dall’istituzione di nuovi organi e da un’azione vigorosa da parte dei governi, degli ISP e dei gruppi di interesse socioeconomici. Il Comitato non accetta che le regole applicate normalmente siano accantonate nel contesto dei nuovi media.

Bruxelles, 28 novembre 2001.

Il Presidente
del Comitato economico e sociale

Göke FRERICHS



NOTE

1. Indagini della NUA su Internet (http://www.nua/ie).
2. Ad esempio, nel luglio 1999 un minore su cinque ha dichiarato di essere entrato in contatto con informazioni scioccanti e di non aver detto niente a nessuno per non essere privato dell’accesso aInternet.
3. Ricerche facenti parte del piano d’azione Internet dell’UE, condotte da European Research into Consumer Affairs, E.K.A.T.O, Grecia e LAK, Austria.
4. American Academy of Pediatrics, American Psychiatric Association, American Psychological Association, American Medical Association e American Academy of Child and Adolescent Psychiatry, Dichiarazione comune sull’impatto della violenza contenuta nei mass media sui minori, Conferenza sulla salute pubblica al Congresso, 26 luglio 2000; "I minori, la violenza e i mass media", Relazione all’attenzione dei genitori e degli organi politici, Commissione per la giustizia del Senato presieduta dal Senatore Orrin G. Hatch, Utah. La relazione è stata elaborata dallo Staff della maggioranza di detta Commissione il 14 settembre 1999.
5. GU C 311 del 7.11.2001.
6. GU C 123 del 25.4.2001, pag. 36.
7. GU C 214 del 10.7.1998, pag. 25.
8. Secondo un’indagine britannica, il 70 % dei genitori è "inorridito" al pensiero che i figli possano vedere materiale sgradito on line –NOP, luglio 2000.
9. GU C 287 del 22.9.1997, pag. 11.
10. GU C 116 del 20.4.2001, pag. 30.
11. GU C 311 del 7.11.2001.
12. http://europa.eu.int/ISPO/iap/index.htlm
13. Le denunce possono essere inoltrate a uno qualsiasi dei seguenti indirizzi: melding@stopline.at in Austria, gpj@gpj.be in Belgio, redbarnet@redbarnet.dk in Danimarca, contact@afa-france.com in Francia, hotline@jugendschutz.net oppure hotline@fsm.de in Germania, report@hotline.ie in Irlanda, crimino@unige.it in Italia, meldpunt@meldpunt.org nei Paesi Bassi, acpi@eresmas.net in Spagna, rb-hotline@telia.com oppure minor@press.rb.se in Svezia e report@iwf.org.uk in Gran Bretagna. Il Portogallo dispone di un sito web all’indirizzo www.pgr.pt/english/index.htm;
14. "Gli Stati parti riconoscono il diritto del fanciullo di essere protetto contro lo sfruttamento economico e di non essere costretto ad alcun lavoro che comporti rischi o sia suscettibile di porre a repentaglio la sua educazione o di nuocere alla sua salute o al suo sviluppo fisico, mentale, spirituale, morale o sociale". Convenzione dell’ONU sui diritti del fanciullo, 1989, articolo 32, paragrafo 1.
15. http://europa.eu.int/ISPO/iap/index.html.