Censis
Centro Studi Investimenti Sociali


Comunicato Stampa

PRIVACY,GLI ITALIANI HANNO PAURA DEL WEB.
 OTTO SU DIECI TEMONO TRUFFE EVIOLAZIONI

Da una ricerca del Censis risulta che il 93% degli utentiteme che i propri dati online possano essere a rischio. Il 32% lamenta di averesubito danni anche se nella maggior parte dei casi si tratta della ricezione dipubblicità, l'83,6% è convinto che sia meglio non lasciare tracce virtuali

"La minaccia cibernetica oggi è 'la' minacciaprincipale" che arriva dalla Rete. Lo ha rimarcato Antonello Soro,presidente dell'Autorità Garante per la protezione dei dati personali,presentando questa mattina a Roma una ricerca del Censis sul 'Valore dellaprivacy nell'epoca della personalizzazione dei media'. "Il tema dellacriminalità cibernatica - ha aggiunto Soro - è una questione sulla quale simisurano le sfide più importanti nella vita del pianeta. Credo che gli StatiUniti abbiano registrato su questi terreni le maggiori tensioni degli ultimimesi".

 

Fa paura.

Perché ormai essere e vivere anche online è una necessità. Madall'indagine del Censis viene fuori che il 93% di chi usa la Rete teme che lapropria privacy possa essere violata online, anche se solamente il 32,1% haeffettivamente subito conseguenze negative dalla 'navigazione' virtuale. Lostudio è stato condotto su un campione rappresentativo della popolazione, alcui interno la quota di utenti di Internet è pari al 63,5%.

 

Costi difesa privacy.

Troppi cambiamenti in pochi anni e secondo il Censis "nonsono stati pienamente assimilati, soprattutto da determinate fasce dellapopolazione. Gli atteggiamenti prevalenti appaiono improntati all'apprensione,cui corrisponde tuttavia un deficit di attenzione. La capacità di controllodegli strumenti attualmente disponibili per difendere la privacy è modesta e ilvero motore per garantire l'equilibrio nelle relazioni sociali è lafiducia". L'indagine fa anche una stima della disponibilità di spesa perdifendere la privacy online: rapportata ai cittadini italiani utenti diInternet, pari a 19,20 euro pro-capite/anno, complessivamente è di 590 milionidi euro all'anno.

 

Nel particolare.

"I timori riguardano, in particolare, la memorizzazionedelle parole inserite nei motori di ricerca, la tracciatura dei percorsi dinavigazione, la profilazione degli utenti a scopi commerciali o politici - silegge nell'indagine -. I social network, in aggiunta, sono gigantesche banchedati che raccolgono automaticamente i dati sugli utenti e possono rivenderlialle agenzie di pubblicità come informazioni sui consumatori per effettuare ilmarketing diretto e applicare i metodi del 'behavioral advertising', vista latendenziale coincidenza del sè reale, il consumatore, con il sè digitale,l'utente di Internet".

 

Elevatissima, oltretutto, la percentuale di coloro che credononell'inviolabilità della propria sfera privata: il 96,2%; così come quella,70,7%, di coloro che invocano il 'diritto all'oblio', cioè la possibilità dicancellare, anche a distanza di anni, dagli archivi online il materiale che puòrisultare sconveniente o dannoso, mentre il 53,9% ritiene "necessaria unamaggiore dose di severità, anche mediante l'introduzione di sanzioni inpresenza di eventuali violazioni e la possibilità di rimuovere dal webeventuali contenuti sgraditi".

 

Misure di salvaguardia.

Malgrado il crescente timore (il Censis prende a esempio la GranBretagna, dove la quota di cittadini online che hanno preso coscienza del 'latooscuro' della rete è passata in pochi anni dal 70 al 94%) solo il 40,8% degliutenti di Internet adotta almeno una tra le misure fondamentali per lasalvaguardia della propria identità digitale (limitazione dei cookies,personalizzazione delle impostazioni di visibilità dei social network,navigazione anonima).

 

Il 36,7% non adotta, invece, nessuna misura, mentre il 22,5% silimita a forme passive di autotutela che implicano forme di rinuncia alservizio. Oltre otto italiani su dieci si dicono convinti che su Internet sia"meglio non lasciare tracce" (l'83,6%), pensano che fornire i propridati personali sul web sia pericoloso "perché espone al rischio ditruffe" (l'82,4%), ritengono che comunque "molti siti web estorcono idati personali senza che ce ne accorgiamo" (83,3%). Secondo il 76,8%,inoltre, usare la carta di credito per effettuare acquisti online è sempre unrischio.

 

Dati personali concessi.

Infatti il40% dichiara di "essere disposto ad autorizzare il trattamento dei propridati personali soltanto ai soggetti di cui si fida, sulla base di unasostanziale condivisione delle finalità di utilizzo. Quasi il 30% sostieneinvece di non essere propenso a farlo a nessuna condizione e il 17,3%, percontro, si dice pronto ad autorizzarne l'impiego senza particolari difficoltà.E' residuale la quota di chi si mostra consapevolmente interessato a utilizzarei dati personali come moneta di scambio per ricevere quale contropartita lapossibilità di accedere gratuitamente a determinati servizi (7,5%) o diottenere una qualche forma di compenso economico (5,2%)".

 

ROMA 7 ottobre 2013