Parere del Comitato delle regioni in merito:
alla "Comunicazione della Commissione al Consiglio, al Parlamento europeo, al Comitato economico e sociale e al Comitato delle regioni,
sull'Analisi comparativa dei progressi dell’iniziativa eEurope",
e
alla "Comunicazione della Commissione al Consiglio, al Parlamento europeo, al Comitato economico e sociale e al Comitato delle regioni eEurope 2005: una società dell’informazione per tutti"

(pubblicato sulla GUCE C128 del 29.5.2003)

IL COMITATO DELLE REGIONI,

viste le comunicazioni della Commissione europea: "Analisi comparativa dei progressi dell’iniziativa eEurope (COM(2002) 62 def.) e eEurope 2005: una società dell’informazione per tutti" (COM(2002) 263 def.);

viste le decisioni della Commissione europea, rispettivamente del 6 febbraio e del 29 maggio 2002, di consultarlo in merito a dette comunicazioni conformemente all’articolo 265, primo comma, del trattato che istituisce la Comunità europea;

vista la decisione del proprio Ufficio di presidenza, del 6 febbraio 2002, di incaricare la commissione Cultura e istruzione di elaborare un parere in materia;

visto il proprio parere sul documento di lavoro dei servizi della Commissione sul tema "Società dell’informazione e sviluppo regionale — Interventi del FESR nel periodo 2000-2006 — Criteri per la valutazione dei programmi" (SEC(1999) 1217) (CdR 124/2000 fin)(1);

visto il proprio parere sul tema "Aiutare le PMI a convertirsi ai sistemi digitali" (COM(2001) 136 def.) (CdR 198/2001 fin) (2);

visto il proprio parere sul tema "Piano d’azione eLearning—Pensare all’istruzione di domani" (COM(2001) 172 def.) (CdR 212/2001 fin) (3);

visto il proprio parere sul tema "Sicurezza delle reti e sicurezza dell’informazione: proposta di un approccio strategico europeo" (COM(2001) 298 def.) (CdR 257/2001 fin)(4);

visto il proprio parere sul tema "eEurope 2002: accessibilità e contenuto dei siti Internet delle amministrazioni pubbliche" (COM(2001) 529 def.) (CdR 397/2001 fin) (5);

visto il proprio parere sulla "Seconda fase del piano d’azione per promuovere l’uso sicuro di Internet e sulla Proposta di modifica della decisione n. 276/1999/CE che adotta un piano pluriennale d’azione comunitario per promuovere l’uso sicuro di Internet attraverso la lotta alle informazioni di contenuto illegale e nocivo diffuse attraverso le reti globali" (COM(2002) 152 def.) (CdR 140/2002 fin) (6);

visto il proprio progetto di parere (CdR 136/2002 riv. 2) adottato il 28 novembre 2002 dalla commissione Cultura e istruzione (relatore: Jyrki Myllyvirta, sindaco di Mikkeli, FIN/PPE), ha adottato all’unanimità il seguente parere nel corso della 48a sessione plenaria del 12 e 13 febbraio 2003 (seduta del 12 febbraio).

1. Punto di vista e raccomandazioni del Comitato delle regioni

Risultati dell’analisi comparativa e basi del piano d’azione

Il Comitato delle regioni

1.1. considera un obiettivo essenziale che la società europea dell’informazione si sviluppi in modo equo sul piano sociale e regionale e che, per evitare nuove forme di esclusione, venga garantita a tutti i cittadini la possibilità di trarne vantaggio;

1.2. reputa che basare il piano d’azione eEurope 2005 sul precedente piano d’azione eEurope 2002 e sui risultati dell’analisi relativa ai suoi progressi conferisca continuità alla politica comunitaria in materia e favorisca quindi lo sviluppo degli strumenti di attuazione di tale politica;

1.3. condivide le conclusioni politiche dell’analisi comparativa del piano di azione eEurope 2002, ma sottolinea che nell’ambito di una programmazione politica efficace è importante individuare le differenze regionali esistenti all’interno degli Stati membri;

1.4. osserva che il ruolo e le responsabilità delle amministrazioni locali e regionali sono fondamentali, non soltanto per lo sviluppo dei servizi pubblici on-line, ma anche ai fini dell’utilizzazione delle tecnologie dell’informazione e della comunicazione (TIC) nel settore dell’istruzione, dell’apprendimento lungo tutto l’arco della vita nella misura in cui la cultura digitale rappresenta una nuova competenza di base, della sanità, di una maggiore sicurezza dei dati, della promozione dei servizi con contenuti culturali o turistici, di maggiori possibilità di utilizzazione dei vari servizi in rete e naturalmente anche per sviluppare l’interoperabilità dei processi sia all’interno delle amministrazioni che, in generale, tra organizzazioni;

1.5. invita le amministrazioni locali e regionali d’Europa ad impegnarsi maggiormente nella diffusione e nello sviluppo di buone pratiche, a sfruttare ampiamente nelle loro attività il potenziale delle TIC e in particolare ad avvalersi di tutti i mezzi a disposizione per promuovere in Europa l’avvento di una società dell’informazione equa, che copra tutte le regioni e sia accessibile a tutti i cittadini;

1.6. sottolinea la necessità di sostenere la programmazione politica relativa alla società dell’informazione introducendo analisi più tempestive e approfondite, basate su scenari concreti, degli sviluppi dei mercati tecnologici nei prossimi anni;

1.7. osserva che negli ultimi anni i paesi candidati hanno registrato un rapido sviluppo; ritiene che, ad allargamento avvenuto, le sfide poste dal piano d’azione saranno analoghe per gli attuali Stati membri e per i nuovi.

Servizi pubblici on-line moderni

Il Comitato delle regioni

1.8. osserva che l’interoperabilità di tutti i livelli amministrativi, auspicata nel piano di azione, comporterà una maggiore trasparenza e favorirà l’avvicinamento del processo decisionale al cittadino;

1.9. ritiene che, per creare servizi di amministrazione online soddisfacenti per i cittadini, sia necessaria un’ampia cooperazione che copra tutti i servizi pubblici e di altro tipo su base locale e regionale e che miri realmente a istituire sportelli unici (one-stop shop) per i servizi pubblici;

1.10. sottolinea che, oltre ad offrire servizi in rete in senso stretto, le tecnologie dell’informazione e della comunicazione permettono di limitare la burocrazia e di rendere più efficiente l’azione della pubblica amministrazione, nonché di sviluppare, adeguandoli alle esigenze dei cittadini, i servizi forniti attraverso le piattaforme tradizionali; constata inoltre che il piano d’azione non presta a tale questione la dovuta attenzione;

1.11. osserva che i servizi in rete delle pubbliche amministrazioni devono essere di facile reperimento per gli utenti e fornire loro un reale valore aggiunto rispetto ai servizi di base.

Occorrono anche dei dati, basati sulla ricerca, in merito agli ostacoli all’utilizzazione di tali servizi;

1.12. sottolinea che il proposito, espresso nel piano d’azione, di collegare entro il 2005 alla rete a banda larga gli uffici delle pubbliche amministrazioni, i centri sanitari, vari istituti culturali e le scuole ha dato buoni risultati, a livello delle amministrazioni regionali e locali, rispetto all’analisi comparativa di eEurope 2002. Tuttavia, per realizzare l’obiettivo occorre un’ulteriore, decisa azione a tutti i livelli;

1.13. propone che nell’ambito dei programmi UE vengano destinate risorse adeguate allo sviluppo di tecnologie atte a consentire l’erogazione attraverso la televisione digitale e le reti di comunicazione mobili della terza generazione dei servizi pubblici interattivi già disponibili tramite Internet e dei servizi che saranno sviluppati in futuro;

1.14. chiede che nello sviluppo dei servizi pubblici interattivi si tenga nel giusto conto l’esigenza di accrescere la partecipazione dei cittadini;

1.15. osserva che oltre alle amministrazioni nazionali, anche quelle regionali e locali hanno un’importante responsabilità nell’utilizzazione delle possibilità delle TIC nel campo dell’insegnamento e dell’apprendimento. Condizione preliminare per conseguire risultati in questo campo è infatti un contatto ravvicinato con i destinatari, e in numerosi paesi l’istruzione è in gran parte di competenza delle amministrazioni regionali e locali; per tale motivo, le amministrazioni locali, regionali e nazionali devono anche assumersi la responsabilità di offrire una garanzia di sicurezza ai bambini e ai giovani per quanto riguarda l’accesso a contenuti e pagine di internet, in modo da evitare pericoli che possano compromettere il loro processo di formazione e maturazione;

1.16. ricorda che nello sviluppo di servizi adeguati alle esigenze dei cittadini non vi è in genere differenza tra settore pubblico e privato; entrambi dovrebbero invece essere accessibili attraverso gli stessi portali o le stesse soluzioni tecniche, ad esempio le smartcard (carte a microprocessore);

1.17. sottolinea che, oltre a realizzare le importanti misure presentate dalla Commissione, occorre adeguare le attività interne delle imprese e delle organizzazioni pubbliche per far fronte alle sfide della formazione permanente;

1.18. ritiene che oltre alla conoscenza delle tecnologie dell’informazione occorrano, sia nelle amministrazioni che nelle imprese, specie a livello dirigenziale, conoscenze maggiori su come sfruttare le possibilità offerte dalle TIC;

1.19. ritiene che, al fine di accrescere l’interoperabilità e di ridurre il numero di carte necessarie, anziché introdurre una tessera di assicurazione sanitaria europea a parte, sarebbe più opportuno sviluppare un contrassegno di assicurazione sanitaria europea che si possa incorporare facilmente nelle smartcard esistenti;

1.20. giudica positivamente i progetti intesi a mettere a disposizione dei cittadini servizi sanitari via Internet. A tale proposito è importante che la Commissione si impegni in primo luogo a sostenere le iniziative degli attuali fornitori di servizi nel settore (generalmente quelli a livello locale e nazionale), promuovendo lo scambio di esperienze, le azioni di sostegno, la diffusione delle migliori prassi e l’analisi comparativa ("benchmarking");

1.21. esprime riserve, anche per ragioni di sicurezza, sul sistema comune europeo d’identificazione dei pazienti e ritiene che la necessaria interoperabilità possa essere ottenuta anche ricorrendo alle attuali soluzioni nazionali, regionali e locali.

Un ambiente dinamico di e-business

Il Comitato delle regioni

1.22. auspica che nel quadro dei progetti di sviluppo del commercio elettronico europeo vengano sfruttate meglio le strette relazioni esistenti tra le amministrazioni locali e regionali e le PMI delle rispettive zone;

1.23. raccomanda alla Commissione di armonizzare le procedure applicate nel commercio elettronico e nell’erogazione di servizi pubblici on-line, nonché il lavoro di sviluppo in questo campo, in particolare per quanto riguarda le misure miranti a rafforzare la fiducia tra le parti.

Un’infrastruttura dell’informazione sicura

Il Comitato delle regioni

1.24. constata che le amministrazioni regionali e locali, a causa dell’ampia sfera di competenze, espletano un ruolo importante non solo nell’applicazione di procedure adeguate per la sicurezza dei dati, ma anche nell’elaborazione di tali procedure; inoltre, ai fini di un’adeguata sicurezza dei servizi on-line delle amministrazioni è necessario applicare procedure compatibili a tutti i livelli delle amministrazioni stesse;

1.25. auspica che venga perseguita più attivamente l’adozione di modelli efficaci di sicurezza dei dati e, in particolare, di servizi di consulenza e di allarme necessari ai cittadini, alle piccole imprese e ai centri pubblici di servizi on-line;

1.26. chiede alle banche e agli altri istituti finanziari di rendere più sicuri i pagamenti effettuati tramite carta di credito e tutti gli altri tipi di pagamento elettronico, in quanto i cittadini non accetteranno il commercio elettronico senza avere la garanzia di un elevato livello di sicurezza;

1.27. osserva che nell’erogazione di servizi per via elettronica non si deve esagerare l’importanza dell’identificazione forte: ad esempio, per le questioni che attualmente vengono trattate telefonicamente non dovrebbe essere necessaria, in futuro, la firma elettronica;

1.28. ritiene che la Commissione debba investire maggiormente nelle tecnologie che permettono di prevenire l’accesso tramite Internet a contenuti nocivi, in particolare per i computer utilizzati precipuamente da bambini e giovani.

Banda larga

Il Comitato delle regioni

1.29. condivide l’idea espressa dalla Commissione in entrambi i documenti secondo cui l’offerta di tecnologia a banda larga da parte del mercato non si è sviluppata in tutte le zone d’Europa nella misura auspicata ed è estremamente preoccupato dal fatto che tale circostanza possa ostacolare seriamente la realizzazione degli obiettivi, dato che non sembra possibile offrire la banda larga in molte delle regioni UE periferiche e scarsamente popolate;

1.30. constata che per migliorare la competitività dell’Europa occorre sfruttare l’intero potenziale europeo di conoscenze, cosa possibile solo se in ogni regione i cittadini, le imprese e le amministrazioni pubbliche dispongono dei servizi di comunicazione di cui hanno bisogno;

1.31. invita la Commissione ad approfondire, come annunciato nel piano d’azione, l’analisi delle opzioni politiche relative alla banda larga e degli ostacoli alla sua introduzione; infatti, oltre agli Stati membri, anche le amministrazioni locali e regionali hanno bisogno di informazioni per elaborare le proprie strategie;

1.32. osserva che la televisione digitale, in particolare, può offrire a nuovi gruppi di cittadini l’opportunità di sfruttare attivamente le reti dell’informazione;

1.33. richiama l’attenzione sul fatto che la televisione digitale e le reti di telecomunicazioni di terza generazione non risolvono da sole il problema della disponibilità di servizi interattivi, perché, per funzionare, richiedono investimenti infrastrutturali analoghi a quelli necessari per le altre tecnologie;

1.34. sottolinea che la norma tecnica unica MHP può contribuire in maniera significativa a introdurre e sviluppare la televisione digitale in Europa;

1.35. raccomanda di tenere conto delle esigenze relative alle connessioni Internet senza filo ai fini delle decisioni sull’uso delle frequenze radio e sull’intensità di trasmissione, in particolare per consentire l’uso della tecnologia WLAN (Wireless Local Area Network — rete locale senza filo) nelle regioni scarsamente popolate e nei piccoli centri;

1.36. osserva che le decisioni relative alla localizzazione dei ripetitori e degli altri investimenti relativi alle infrastrutture necessarie ai fini delle trasmissioni a banda larga dovrebbero essere prese nel quadro di un dialogo locale tra imprese e pubbliche amministrazioni;

1.37. chiede programmi realistici per l’abbandono delle trasmissioni televisive analogiche e auspica che, nel contesto del passaggio al sistema digitale, sia garantita la continuità delle reti televisive regionali e locali, particolarmente importanti dal punto di vista della cultura regionale e locale e degli altri contenuti;

1.38. sottolinea che gli Stati membri hanno la responsabilità di realizzare la copertura di tutte le regioni con una moderna rete informatica, prevedendo tra l’altro finanziamenti speciali e imponendo certe condizioni per il rilascio delle licenze e determinati obblighi alle imprese che hanno una posizione dominante sul mercato;

1.39. chiede che i programmi di attuazione elaborati a livello nazionale e comunitario sulla base del piano d’azione abbiano, specialmente per quanto riguarda la banda larga, la flessibilità necessaria per essere integrati con successo nelle strategie di sviluppo regionali e locali.

Elaborazione, analisi e diffusione della buona prassi

Il Comitato delle regioni

1.40. chiede che nell’organizzazione di convegni e seminari e nelle altre azioni miranti alla diffusione di buone prassi si tenga conto dell’importante ruolo svolto dal livello locale e regionale nell’attuazione degli obiettivi del piano d’azione e nella costruzione della società europea dell’informazione;

1.41. auspica una maggiore trasparenza dei programmi dell’Unione e che vengano predisposte procedure per la diffusione delle buone prassi, indipendentemente dagli strumenti finanziari impiegati a tal fine;

1.42. osserva che la buona cooperazione pratica che esiste già a livello locale e regionale tra Stati membri e paesi candidati offre un mezzo per promuovere gli obiettivi operativi del piano d’azione eEurope e per accrescere lo scambio di esperienze;

1.43. considera che la proposta di trasformare le buone prassi in uso in modelli, basati tra l’altro sul software open source, faciliti la diffusione di tali soluzioni, in particolare nelle piccole organizzazioni.

Analisi comparativa

Il Comitato delle regioni

1.44. ritiene che si possano ottenere nuove informazioni essenziali sullo sviluppo della competitività europea estendendo il monitoraggio dei servizi on-line per misurare la capacità delle amministrazioni pubbliche di sfruttare le TIC al fine di ammodernare i servizi e le infrastrutture;

1.45. auspica che venga fatto tutto il possibile per consentire ai paesi candidati di partecipare all’attuazione dell’iniziativa eEurope prima ancora dell’adesione; ritiene che ciò richieda quanto meno il loro coinvolgimento nell’analisi comparativa;

1.46. osserva che gli indicatori locali che vengono adesso presentati forniscono interessanti opportunità di comparare il grado di sviluppo raggiunto nelle varie regioni d’Europa e aiutano a mirare i punti essenziali delle strategie regionali.

Un meccanismo di coordinamento per le e-politiche

Il Comitato delle regioni

1.47. tenendo conto del ruolo centrale delle amministrazioni locali e regionali nell’attuazione del piano d’azione, propone che ai fini della composizione del futuro gruppo direttivo eEurope si tenga conto della competenza sulle questioni locali e regionali;

1.48. ritiene importante che in tale gruppo direttivo sia rappresentata la competenza in materia di esigenze locali e regionali e di strategie di sviluppo regionale acquisita attraverso la gestione dei programmi dei fondi strutturali.

Finanziamento

Il Comitato delle regioni

1.49. propone che una quota sufficiente delle risorse finanziarie disponibili nel quadro del piano d’azione venga destinata allo sviluppo di beni e servizi adeguati per le regioni e i comuni con situazioni geografiche o strutture della popolazione particolari; tali regioni hanno infatti esigenze specifiche, e una condizione preliminare per il raggiungimento degli obiettivi generali economici e sociali del piano d’azione è uno sviluppo adeguato in tutte le zone dell’UE.

Bruxelles, 12 febbraio 2003.

Il Presidente
del Comitato delle regioni
Albert BORE

 

NOTE

(1) GU C 22 del 24.1.2001, pag. 32.
(2) GU C 19 del 22.1.2002, pag. 14.
(3) GU C 19 del 22.1.2002, pag. 26.
(4) GU C 107 del 3.5.2002, pag. 89.
(5) GU C 278 del 14.11.2002, pag. 24.