Parere del Comitato delle regioni in merito:

– alla "Comunicazione della Commissione – Seconda fase del piano pluriennale d’azione comunitario per promuovere l’uso sicuro di Internet attraverso la lotta alle informazioni di contenuto illegale e nocivo diffuse attraverso le reti globali", e

– alla "Proposta di decisione del Parlamento europeo e del Consiglio che modifica la decisione n. 276/1999/CE che adotta un piano pluriennale d’azione comunitario per promuovere l’uso sicuro di Internet attraverso la lotta alle informazioni di contenuto illegale e nocivo diffuse attraverso le reti globali"

(2003/C 73/09)
(Pubblicato sulla GUUE C/73 del 26/3/2003)

IL COMITATO DELLE REGIONI,

viste la Comunicazione della Commissione – Seconda fase del piano pluriennale d’azione comunitario per promuovere l’uso sicuro di Internet attraverso la lotta alle informazioni di contenuto illegale e nocivo diffuse attraverso le reti globali e la Proposta di decisione del Parlamento europeo e del Consiglio che modifica la decisione n. 276/1999/CE che adotta un piano pluriennale d’azione comunitario per promuovere l’uso sicuro di Internet attraverso la lotta alle informazioni di contenuto illegale e nocivo diffuse attraverso le reti globali (COM(2002) 152 def. – 2002/0071 (COD));

vista la decisione del Consiglio dell’Unione europea, in data 12 aprile 2002, di consultare il Comitato, a norma dell’articolo 265, primo paragrafo, del trattato che istituisce la Comunità europea;

vista la decisione, presa dal proprio Ufficio di presidenza il 6 febbraio 2002, d’incaricare la commissione Cultura e istruzione di predisporre un parere al riguardo;

visto il proprio parere in merito alla Comunicazione della Commissione relativa al seguito riservato al Libro verde sulla tutela dei minori e della dignità umana nei servizi audiovisivi e d’informazione corredata da una proposta di raccomandazione del Consiglio e alla Comunicazione della Commissione e proposta di decisione del Consiglio che adotta un Piano pluriennale d’azione comunitaria per promuovere l’uso sicuro di Internet (CdR 54/98 fin) (1);

visto il proprio parere in merito alla Comunicazione della Commissione–Sicurezza delle reti e sicurezza dell’informazione: Proposta di un approccio strategico europeo (CdR 257/2001 fin) (2);

visto il proprio parere in merito alla Comunicazione della Commissione – Creare una società dell’informazione sicura migliorando la sicurezza delle infrastrutture dell’informazione e mediante la lotta alla criminalità informatica: eEurope 2002 (CdR 88/2001 fin) (3);

visto il proprio parere sul tema La cooperazione locale e regionale per proteggere bambini e adolescenti dalla violenza e dall’abbandono nell’Unione europea (CdR 225/1999 fin) (4);

viste le proprie raccomandazioni formulate nel seminario sulla Cooperazione locale e regionale per proteggere i minori dalla violenza del 4 dicembre 1998 (CdR 326/98 fin);

visto il progetto di parere (CdR 140/2002 riv. 2) adottato dalla commissione Cultura e istruzione in data 30 settembre 2002 (relatore: Luigi Sergio Ricca, sindaco di Bollengo (I/PSE)),

ha adottato nel corso della 47a sessione plenaria del 20 e 21 novembre 2002 (seduta del 20 novembre), il seguente parere.

1. Posizione del Comitato delle regioni

Il Comitato delle regioni

1.1. Accoglie positivamente la decisione della Commissione di prorogare per una seconda fase di due anni l’attuale piano d’azione per l’uso sicuro di Internet, che avrà termine il 31 dicembre 2002, adeguandone il campo di applicazione e l’attuazione per tener conto delle esperienze maturate e delle nuove tecnologie ed assicurarne il coordinamento con lavori analoghi in materia di sicurezza della rete e dell’informazione.

1.2. Constata che la seconda fase del piano d’azione per l’uso sicuro di Internet (IAP) pone le premesse per un’iniziativa più ampia relativa ai contenuti trasmessi su Internet e ai nuovi media on line. La normativa viene estesa a nuove tecnologie on line, compresi i contenuti mobili e a banda larga, i giochi on line, il trasferimento di file inter pares (peer-to-peer) e tutte le forme di comunicazione in tempo reale, quali le chat room e la messaggeria istantanea. L’iniziativa riguarderà una tipologia più vasta di contenuti illegali e dannosi e di comportamenti preoccupanti, quali il razzismo e la violenza.

1.3. Condivide le preoccupazioni dei legislatori, dei genitori e dell’industria circa i contenuti illegali e nocivi diffusi attraverso Internet ed apprezza la sfida a tali contenuti lanciata per prima dall’Unione europea (sulla base di una strategia approvata all’unanimità dal Parlamento europeo e dal Consiglio) tramite lo IAP, cui si aggiungono strumenti giuridici e misure pratiche contro la criminalità informatica e la pornografia infantile oltre che la raccomandazione sulla tutela dei minori e della dignità umana. Pilastro dell’azione comunitaria nel settore, lo IAP rientra tra le questioni connesse alle tecnologie dell’informazione e della comunicazione (TCI), già da tempo prioritarie per l’Unione europea, in particolare dopo il Vertice di Lisbona 2000 ed il successivo piano d’azione eEurope.

1.4. Prende atto del sussistere di serie preoccupazioni nell’opinione pubblica in merito ai contenuti illegali e nocivi, ma rileva che il dibattito sui contenuti effettivamente dannosi per i bambini di una certa fascia di età, su chi debba fissare le regole generali da applicare ai fornitori di contenuti e chi debba decidere sull’applicazione di queste regole rimane aperto.

1.5. Ritiene che la Commissione abbia fatto bene a tener conto delle esigenze future, considerato che l’uso di Internet e delle nuove tecnologie on line è destinato ad aumentare e a diversificarsi. Sebbene, in genere, il loro utilizzo produca effetti del tutto positivi, allo stesso tempo crescerà e si diversificherà anche l’uso delle stesse tecnologie finalizzato alla diffusione di contenuti illegali e nocivi.

1.6. Rileva che la Commissione ha raccolto le sollecitazioni formulate nella valutazione intermedia dell’azione pluriennale IAP; questa ha espresso un giudizio positivo sul primo biennio di applicazione, evidenziando però anche una serie di valutazioni critiche, tradotte in quindici raccomandazioni, alle quali la Commissione ha cercato di dare risposta con la proposta di modifica della decisione n. 276/1999/CE.

1.7. Condivide l’impostazione del programma d’intervento e delle relative linee d’azione proposte dalla Commissione per la seconda fase. Ritiene che l’architettura generale sia ben congegnata e proporzionata e ne condivide le linee di attuazione volte a:

– consentire agli utenti di denunciare contenuti illegali;

– promuovere l’autoregolamentazione;

– mettere gli utenti in grado di evitare contenuti dannosi;

– promuovere un sistema di facile uso per la classificazione dei contenuti;

– sensibilizzare all’uso sicuro.

Il Comitato ritiene tuttavia di dover evidenziare le osservazioni e raccomandazioni che seguono.

2. Raccomandazioni del Comitato delle regioni

Il Comitato delle regioni

2.1. Chiede di passare da una strategia "passiva" di selezione dei software, dei servizi di filtraggio e delle tecnologie di controllo parentale presenti sul mercato ad un’impostazione "attiva" volta a sostenere ed indirizzare lo sviluppo di software o parti di software con caratteristiche atte ad assicurare un controllo parentale coerente con le esigenze delle linee di azione individuate dalla Commissione. Canali privilegiati possono essere, ad esempio, il mondo della ricerca universitaria, la Comunità Open Source, o le stesse aziende produttrici di prodotti commerciali esterne a detta comunità.

2.2. Sottolinea che, considerati l’attuale trend di crescita in rete della tecnologia peer-to-peer e la sempre maggiore attrattività della stessa, sarebbe opportuno che il programma di copertura tecnologica prestasse maggiore attenzione a tale modalità d’interscambio di contenuti. Il Comitato sottolinea che la promozione di un piano d’azione nel campo delle tecnologie di filtraggio non dovrebbe concentrarsi solamente sui clienti privati.

2.3. Ritiene prioritario privilegiare il sostegno alla creazione di contenuti europei di alta qualità elaborati specificamente per i bambini o per le categorie che si vogliono proteggere, diffondendone la conoscenza. L’iniziativa è di particolare importanza dal momento che le reti, con la rapida diffusione della banda larga (broad band), allargano lo spettro dei contenuti raggiungibili creando così nuovi spazi occupabili da contenuti nocivi e illegali.

2.4. Chiede di abbandonare l’approccio "passivo" per passare ad un ruolo "attivo" nel sostegno all’autoregolamentazione, stabilendo un rapporto con gli Internet Service Provider (ISP) e pianificando una cooperazione per i sistemi di catalogazione e classificazione dei siti e dei contenuti da loro ospitati. Si potrà così allargare l’area di classificazione, cercando di superare le resistenze degli interessi economici e la lentezza degli apparati. I siti così etichettati dovrebbero essere un riferimento privilegiato per i motori di ricerca. Hotline e sistemi di filtraggio stanno dimostrando una maturazione lenta e faticosa. La strada dell’autoregolamentazione legislativa attraverso codici di condotta per gli ISP risulterebbe sicuramente più efficace.

2.5. Chiede che venga valutata la possibilità di creare una struttura di supervisione e coordinamento tra gli organismi e le organizzazioni che lavorano all’autoregolamentazione e classificazione in modo da massimizzare l’azione di controllo e di informazione.

2.6. Sottolinea che la dotazione finanziaria annua (praticamente uguale a quella prevista dallo IAP) non appare adeguata all’allargamento dell’azione proposto dalla seconda fase del piano. Inoltre, la distribuzione delle risorse finanziarie tra le attività centrali risulta squilibrata nei confronti delle altre.

Per raggiungere dei risultati apprezzabili appare opportuno concentrare le risorse su un numero più limitato di progetti, ed individuare nel loro ambito obiettivi misurabili.

Il Comitato delle regioni suggerisce di:

– individuare iniziative per aree territoriali che possano configurarsi come "dimostrative" per pratiche di controllo da "esportare";

– individuare iniziative per tipologie di accesso, ad esempio punti di accesso in rete pubblici, quali le scuole, le biblioteche, le reti degli enti locali, delle camere di commercio, ecc.;

– procedere alla protezione dei posti pubblici di accesso alla rete mediante un "prodotto europeo", risultato della ricerca sostenuta dall’Unione europea, che funzioni come componente aggiuntivo dei browser (plug-in) con compiti di filtro alla navigazione. Ovviamente, tale filtro non deve essere incompatibile con un utilizzo generalizzato alle altre utenze.

2.7. Richiama l’attenzione sulla necessità di riconsiderare il rapporto costi/efficacia delle iniziative di awareness exchange, anche in relazione all’effettiva comunicazione tra i progetti ed allo scambio di materiale sostanzialmente non riutilizzabile da parte di un pubblico diverso (per età, condizione sociale, dotazione tecnologica, esperienza nell’uso di Internet).

2.8. Sottolinea che l’assenza di frontiere geografiche per Internet e la possibilità di accesso inconsapevole a contenuti fisicamente allocati al di fuori dell’Unione europea richiedono una stretta collaborazione con tutti gli altri paesi, non solo con quelli candidati all’allargamento. Vanno quindi assunte, a monte, iniziative di natura squisitamente politico-strategica, rafforzando l’azione di raccordo con i paesi e le organizzazioni al di fuori dell’Europa, in particolare con quelli con situazione legislativa "permissiva". Si devono quindi ricercare e ratificare accordi internazionali su questa delicata materia, che portino a dichiarare fuori legge, e quindi a perseguire, quei provider che consentono la pubblicazione di siti illegali. Sono in particolare interessati a questa problematica i paesi dell’Est europeo e del Sud-Est asiatico che, pur possedendo tecnologie avanzate, non dispongono di regolamentazioni adeguate o, comunque, non fanno rispettare normative atte a garantire un utilizzo sicuro di Internet.

2.9. Afferma che le finalità dei piani d’azione dell’Unione europea devono trovare nel quadro normativo a livello nazionale il supporto indispensabile per massimizzarne l’efficacia.

Il Comitato delle regioni sollecita l’elaborazione di quadri normativi aderenti alle linee di azione e di conseguenti indicazioni di autoregolamentazione. Potrebbe rivelarsi utile la costituzione di un team di esperti giuridici e informatici a livello europeo, incaricato del controllo e del filtraggio delle informazioni illegali che, operando in stretto contatto con le forze di polizia, consenta d’individuare e di chiudere siti non consentiti. Questo team dovrebbe continuamente aggiornare i database dei sistemi di filtraggio sia sugli URL (Universal Resource Location), sia sui contenuti illegali, nocivi o diseducativi.

2.10. Ritiene che parte delle problematiche connesse all’uso sicuro di Internet possa trovare soluzione attraverso una "Azione educativa forte", volta ad aumentare la sensibilizzazione sulla materia. Sotto questo profilo le regioni e gli enti locali devono svolgere un ruolo di primo piano in tutte le campagne volte a sensibilizzare maggiormente il settore.

Il ruolo dei governi regionali e locali nel promuovere l’uso sicuro di Internet

Il Comitato delle regioni

2.11. Sottolinea il carattere cruciale del coinvolgimento degli enti locali e regionali in tutte le azioni ed i programmi previsti dalla proposta della Commissione, in quanto è proprio a livello locale che l’aspetto nocivo raggiunge fisicamente il soggetto debole utente della rete. Inoltre le regioni e gli enti locali sono responsabili delle strutture formative ed investono notevoli mezzi per diffondere l’insegnamento e l’uso dell’informatica nelle scuole. È quindi quanto mai opportuno adottare misure intese ad informare i giovani sugli aspetti relativi alla sicurezza della società dell’informazione e sulle conseguenze della criminalità informatica.

2.12. Ritiene invece alquanto problematico il pieno ed efficace coinvolgimento delle famiglie: i genitori spesso non intervengono lasciando i figli in stato di abbandono, sia per la scarsa conoscenza delle tecnologie, sia per disinteresse e, a volte, perché loro stessi utilizzatori di siti non educativi.

2.13. Sollecita quindi un più ampio coinvolgimento degli enti locali e regionali nelle iniziative del piano, anche in considerazione del fatto che la società dell’informazione rende possibili nuove forme di società civile e di democrazia locale e regionale e che le reti civiche, in virtù del loro elevato numero di visitatori, sono particolarmente esposte al rischio di manipolazioni esterne mediante attacchi anche di tipo razzistico o estremistico. Ciò può anche comportare una perdita di fiducia in questi servizi.

2.14. Sottolinea l’importanza del ruolo degli enti locali anche ai fini di uno sviluppo equilibrato della società della conoscenza e dell’informazione nell’Unione europea in grado di agevolare la coesione economica e sociale nelle regioni, città e comuni d’Europa. Risulta pertanto essenziale garantire la sicurezza delle reti e dei sistemi d’informazione.

2.15. Fa osservare che la mancanza di fiducia nelle reti e nei sistemi d’informazione provoca un rallentamento nella diffusione generalizzata dei nuovi servizi connessi alla società dell’informazione e della conoscenza.

2.16. Sottolinea che in virtù della loro vicinanza ai cittadini, alla sfera associativa ed alle aziende, gli enti locali e regionali

svolgono un ruolo essenziale nel contesto delle misure pratiche

volte a garantire la necessaria efficacia all’azione del piano.

Nella sua forma attuale il programma d’azione non riflette a sufficienza il coinvolgimento ed il ruolo degli enti locali e regionali accanto a quello di altri gruppi importanti (ad esempio, enti governativi ed istituti universitari o gruppi di volontariato che svolgono funzioni importanti, spesso sostitutive, in materia). Per tale motivo si dovrebbe prestare attenzione anche ad iniziative di formazione volte a meglio qualificare i volontari, con il coinvolgimento degli enti locali e regionali.

2.17. Raccomanda inoltre che le misure riconosciute necessarie non vengano ritardate per ragioni finanziarie.

Bruxelles, 20 novembre 2002.

Il Presidente
del Comitato delle regioni
Albert BORE

 

NOTE
(1) GU C 251 del 10.8.1998, pag. 51
(2) GU C 107 del 3.5.2002, pag. 89
(3) GU C 107 del 3.5.2002, pag. 29
(4) GU C 57 del 29.2.2000, pag. 46